L’IVA nei lavori in edilizia

Connessa alle detrazioni per la ristrutturazione edilizia e per il risparmio energetico c’è la questione dell’IVA applicata negli interventi edili. Anche in edilizia l’aliquota ordinaria dell’IVA è del 21 per cento, ma ci sono due aliquote agevolate al 4 e al 10 per cento. Le aliquote agevolate sono applicate dal fornitore sulla base di una apposita dichiarazione (autocertificazione) del proprietario dell’immobile o comunque del soggetto che ha richiesto la prestazione.
L’aliquota del 4 per cento non è mai applicata per gli interventi che usufruiscono della detrazione del 65 per cento, ma è applicata in caso di detrazione del 50 per cento per interventi finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche e precisamente per prestazione di servizi dipendenti da contratti di appalto stipulati a tale scopo.
Gli altri casi di applicazione dell’aliquota del 4 per cento riguardano l’acquisto o la costruzione della prima casa. In particolare, l’aliquota del 4 per cento è applicata in caso di:

- cessione, da parte di impresa costruttrice e non, di casa di abitazione, non di lusso, destinata ad essere prima casa per l’acquirente;

- assegnazione in proprietà o in godimento di prime case ai soci di cooperative edilizie e loro consorzi;

- prestazione di servizi dipendenti da contratti di appalto per la costruzione della prima casa;

- prestazione di servizi dipendenti da contratti di appalto relativi alla costruzione di fabbricati rurali ad uso abitativo.

L’aliquota del 10 per cento, invece, oltre al caso di acquisto o costruzione di case di abitazione diverse dalla prima casa, è applicata per gli interventi finalizzati al risparmio energetico (detrazione del 65 per cento) o alla ristrutturazione edilizia (detrazione del 50 per cento).
Sul manuale dell’Agenzia delle Entrate “Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali; aggiornamento 6 giugno 2013” il capitolo 2 è riservato all’IVA sulle ristrutturazioni edilizie. La legge finanziaria 2010 ha disposto l’applicazione, a regime, dell’aliquota IVA del 10 per cento alle prestazioni relative alla realizzazione, su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata, degli interventi di recupero di cui all’art. 3, lettere a), b), c) e d) del Decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e cioè rispettivamente di interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia.
Per “fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata” si intendono:

- singole unità immobiliari a destinazione abitativa ( categorie catastali da A1 ad A11, escluso A10), a prescindere dall’effettivo utilizzo, e relative pertinenze;

- interi fabbricati con più del 50 per cento della superficie dei piani sopra terra destinati ad abitazione privata. L’agevolazione riguarda la prestazione di servizi, comprese 񗹤le materie prime, i semilavorati.

Il criterio discriminate per l’applicabilità di aliquote agevolate nel caso di materie prime o semilavorate è nel tipo di contratto che intercorre tra le parti ovvero se si tratta di prestazione di servizi dipendente da contratto di appalto oppure cessione di beni con o senza prestazione accessoria della posa in opera.
L’applicazione dell’aliquota ridotta è condizionata dall’eventuale impiego dei “beni significativi” individuati dal Dm 29/12/1999 (ascensori e montacarichi, infissi esterni e interni, caldaie, videocitofoni, apparecchiature di condizionamento e riciclo dell’aria, sanitari e rubinetteria da bagno, impianti di sicurezza). In pratica, occorre considerare il valore complessivo della prestazione, individuare il valore del bene significativo e sottrarlo dal corrispettivo.
La differenza costituisce il limite di valore entro cui anche alla fornitura del bene significativo è applicabile l’aliquota ridotta. Il valore residuo del bene, invece, va assoggettato all’aliquota ordinaria del 21 per cento. Il limite di applicabilità della riduzione dell’IVA al 10 per cento (sino a concorrenza del valore della manodopera e degli altri materiali non significativi) non si riferisce anche alle singole parti o pezzi staccati che li compongono,sempreché tali componenti vengano forniti nell’ambito di una prestazione di servizi avente ad oggetto un intervento di recupero agevolato.
Riguardo alle modalità di fatturazione degli interventi agevolati, il prestatore che realizza l’intervento di recupero agevolato deve indicare in fattura oltre al servizio oggetto della prestazione anche il valore dei beni significativi.
Questi dati devono essere evidenziati in fattura anche nel caso in cui dal calcolo risulti che l’intero valore del bene significativo deve essere assoggettato all’aliquota ridotta. In caso di pagamento di acconti, se la realizzazione dell’intervento di recupero comporta anche la fornitura di beni significativi, l’importo di tali beni dovrà essere indicato in ciascuna fattura di acconto nella quota percentuale corrispondente alla parte di corrispettivo pagata.

Decreto lavoro, via libera del Senato. Il testo passa alla Camera. Pagamenti Pa: ok ad altri 25 miliardi

Il Senato ha dato il via libera al decreto Lavoro-Iva con 203 voti favorevoli, 35 contrari e 32 astenuti. Il testo ora passa alla Camera. Via libera all’unanimità da parte del Senato anche alla garanzia dello Stato (con un fondo presso la Cdp) a partire dal 1 gennaio 2014 per consentire lo sblocco, secondo le stime, di altri 20-25 miliardi di euro di debiti della Pa, per i pagamenti di crediti di parte corrente certificati.
Tra le misure più importanti slittamento Iva e promozione occupazione giovanile – Per quanto riguarda le misure,oltre allo sblocco di ulteriori debiti Pa il decreto contiene lo slittamento dell’aumento dell’Iva dal 21% al 22%.e lo stop alle pubblicità per le sigarette elettroniche. Il testo ha confermato sostanzialmente l’impianto del governo. Con il provvedimento si punta anche a promuovere l’occupazione giovanile, consentendo a circa 200mila giovani tra i 18 e i 29 anni di accedere a nuove opportunità di formazione e impiego. Il governo si è impegnato, accogliendo un ordine del giorno, ad ampliare la ‘platea’ dei beneficiari se ci saranno ”ulteriori risorse ”. Questi, nel dettaglio, i contenuti del decreto.
Sblocco 20-25 miliardi debiti Pa – Arriva la garanzia dello Stato, con un fondo ad hoc, per i pagamenti da parte degli enti locali dei crediti di parte corrente certificati. Nelle stime si sbloccheranno nei primi mesi del 2014 altri 20-25 miliardi.
Iva su a ottobre – slitta di tre mesi, al 1 ottobre 2013, l’aumento dell’Iva, ‘coperto’ con l’aumento degli acconti fiscali (al 100% dell’acconto Irpef, al 101% dell’acconto Ires, al 110% dell’acconto sulle ritenute che le banche devono versare sugli interessi maturati su conti correnti e depositi)
No spot sigarette elettroniche – Oltre alla maxi-tassa (al 58,5% dal 2014), per le e-cig arriva anche lo stop alla pubblicità come per le ‘bionde’ e il rispetto delle norme di tutela della salute per i non fumatori.
794 mln sgravi per assunzioni under 30 – Stanziati 500 milioni per le regioni del Sud e 294 per le altre per gli anni 2013-2016. Per le nuove assunzioni decontribuzione fino a un tetto di 650 euro al mese per 18 mesi (se si tratta di nuova assunzione; se si stabilizza un contratto a termine lo sgravio dura 12 mesi). L’assunzione deve riguardare giovani tra i 18 e i 29 anni senza impiego da almeno 6 mesi, o senza un titolo di scuola media superiore o professionale. Escluse le assunzioni per lavoro domestico. L’obiettivo, come ha ricordato il ministro Giovannini e’ di creare 100.000 nuovi posti di lavoro.
Bonus da Aspi – Prevista anche la possibilità per l’impresa che assume un disoccupato Aspi di avere un bonus mensile del 50% sul residuo Aspi che non sarà più percepito dal lavoratore.
Rilancio apprendistato – Entro il 30 settembre la Conferenza Stato-Regioni deve adottare le linee guida per il contratto di apprendistato. Le novità non avranno più limiti temporali e riguarderanno tutte le imprese, non solo Pmi e microimprese. Due milioni di euro l’anno per tre anni per i tirocini formativi.
Ridotta pausa contratti a termine – Tra un rinnovo e l’altro torna la pausa di 10 giorni per contratti fino a sei mesi, e 20 per contratti di durata superiore (la riforma Fornero aveva previsto una pausa di 60/90 giorni). Possibile in caso di primo contratto a tempo determinato, non superiore a 12 mesi eventuale proroga compresa, di non indicare la causale. Per il lavoro intermittente è confermato il limite di 400 giorni in tre anni ma riferito al medesimo datore di lavoro, mentre salta per turismo, pubblici esercizi e spettacolo. Introdotte anche norme per la stabilizzazione dei soci-lavoratori in partecipazione. Incentivi per le start up innovative fino al 2016.
Stop dimissioni in bianco per co.co.co – Estensione ai contratti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, delle tutele contro le ‘dimissioni in bianco’.
Banca dati – Istituita una nuova banca dati ‘delle politiche attive e passive’, per unificare le informazioni esistenti sui soggetti da inserire nel mercato del lavoro.
Opportinutà per i neet al Sud – Stanziati anche 168 milioni di euro (coinvolti circa 80mila giovani) per borse di tirocinio formativo per giovani che non lavorano, non studiano e non partecipano ad alcuna attività di formazione (i neet).
Misure per l’autoimpiego – Previsti 80 milioni di euro per misure di autoimpiego e autoimprenditorialità. Altri 80 milioni sono stanziati per progetti di valorizzazione dei beni pubblici (con particolare attenzione ai beni confiscati alle mafie) e per l’inclusione sociale che coinvolgano giovani.
Arriva carta inclusione sociale – Estesa a tutto il Mezzogiorno la sperimentazione della ‘carta acquisti’ con un finanziamento di 167 milioni di euro per il 2014-2015. Così si avvia il programma ‘Promozione per l’inclusione sociale’.
1 mln per fondo straordinario cultura – E’ stanziato anche 1 milione di euro per il Fondo straordinario ‘Mille giovani per la cultura’, per tirocini formativi nel campo della cultura.
Incentivi assunzione disabili – Il fondo per il diritto al lavoro di persone disabili è incrementato di 30 milioni, 10 quest’anno e 20 nel 2014. Andranno al fondo per il Servizio civile 11,5 mln in due anni. Incrementato anche il fondo per favorire l’occupazione dei detenuti di 5,5 milioni dal 2014.
Task force per youth guarantee – Via a una struttura di missione (già partita al ministero del Lavoro) con l’obiettivo di attuare a partire dal primo gennaio 2014 (e attiva per il solo 2014, non più fino al 2015) il programma comunitario ‘Youth Guarantee’ e di promuovere i centri per l’impiego.

Raddoppio termini, il reato va provato

La Ctp di Milano, con la sentenza n. 104/05/13 dello scorso 9 maggio, ha affermato che va provato il raddoppio dei termini d’accertamento in presenza di reato tributario. Non basta l’inoltro della denuncia penale. Serve la documentazione nel primo grado di giudizio. Nel caso analizzato, l’Agenzia delle Entrate di Milano intendeva recuperare Iva per l’anno d’imposta 2006 da una società di capitali. La società, nel ricorso, eccepiva la tardività dell’accertamento notificato oltre i termini decadenziali e contestava l’applicazione del raddoppio dei termini in assenza di denuncia penale. La Ctp di Milano ha accolto il ricorso della contribuente: ‘per giustificare il raddoppio dei termini non basta enunciare di aver inoltrato denuncia penale, ma bisogna provarlo’.

Delega, ok al 50%

Ieri in commissione Finanze alla Camera il comitato ristretto ha dato il via libera alla prima metà della delega fiscale. Otto articoli in tutto. I prossimi giorni – ha detto il presidente della commissione, Daniele Capezzone – saranno dedicati alla stesura definitiva degli articoli dal 9 a 16. Il testo resta calendarizzato, dunque, per la prossima settimana, ultima prima delle ferie estive. I lavori in commissione plenaria potranno concludersi in tempi rapidi e con ampio consenso. Se su contrasto di interessi, riforma del catasto e abuso del diritto inizia a vedersi la luce, incerta resta invece la sorte sulle novità in tema di contenzioso tributario e lotta all’evasione.

L’errore per pochi euro pregiudica i ravvedimenti

Basta un errore di pochi euro o un ritardo di pochi giorni per negare il ravvedimento. Per evitare quest’assurdità sembra siano in arrivo nuove interpretazioni più tolleranti del fisco. Lo ha annunciato lo stesso direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, parlando di ‘errore di modico valore’. Per le richieste del fisco già esiste una norma che prevede l’abbandono della riscossione per importi minimi. Dal 1°luglio 2012 si abbandonano i crediti di importi non superiori a 30 euro. Stop, dunque, ad accertamenti, iscrizioni a ruolo e riscossione di crediti di tributi erariali, regionali e locali se l’ammontare dovuto, comprensivo di sanzioni e interessi, non superi i 30 euro. L’Agenzia delle Entrate, con la circolare 9/E/2012 ha affermato che se le somme versate sono lievemente inferiori a quelle dovute, per una svista, e il contribuente ha poi sanato l’errore, l’ufficio valuta l’opportunità di ritenere valido il versamento.

Opzione Iva per l’affitto anche senza atto registrato

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il modello per comunicare l’opzione Iva sui canoni di locazione. E’ possibile esercitare l’opzione sui contratti di locazione in corso al 26 giugno 2012 aventi ad oggetto fabbricati abitativi locati dalle imprese costruttrici, in essere al 24 gennaio 2012, riguardanti i fabbricati abitativi destinati ad alloggi sociali. Il modello va inviato online. Andrà utilizzato anche per comunicare l’opzione quando prima della scadenza del contratto di locazione un terzo, in qualità di locatore, subentri nel contratto; ma questa fattispecie vale solo per i fabbricati strumentali in quanto per gli abitativi l’opzione è consentita solo al costruttore e non ai proprietari successivi. L’esercizio dell’opzione per l’imposizione Iva è consentita anche successivamente alla stipula del contratto ed è vincolante per tutta la durata residua. Per i fabbricati strumentali già affittati è necessaria l’integrazione del contratto.

Tobin tax, il gettito sarà un flop

Le ultime proiezioni dicono che dalla Tobin tax arriveranno 300 milioni di euro. Un flop se si pensa che gli incassi preventivati nel bilancio dello stato ammontavano a un miliardo di euro. Ma la cosa più grave è che un terzo dei 300 milioni previsti è di dubbia riscossione. Questa parte della tassa sarebbe, infatti, a carico degli operatori presenti all’estero. Ricordiamo che per gli intermediari d’oltre frontiera non è sufficiente pagare. Per regolare i conti con il fisco devono infatti recarsi in ambasciata a chiedere il codice fiscale. In alternativa si potrebbe nominare un responsabile fiscale in Italia, ma in questo caso ai costi fiscali si aggiungerebbero quelli amministrativi. Costi, problemi e procedure troppo farraginose. Ma perché un operatore dovrebbe lavorare su titoli dove si paga l’imposta quando in tutto il mondo, ad eccezione di Francia e Ungheria, le azioni sono esenti da imposta?