Raddoppio termini, il reato va provato

La Ctp di Milano, con la sentenza n. 104/05/13 dello scorso 9 maggio, ha affermato che va provato il raddoppio dei termini d’accertamento in presenza di reato tributario. Non basta l’inoltro della denuncia penale. Serve la documentazione nel primo grado di giudizio. Nel caso analizzato, l’Agenzia delle Entrate di Milano intendeva recuperare Iva per l’anno d’imposta 2006 da una società di capitali. La società, nel ricorso, eccepiva la tardività dell’accertamento notificato oltre i termini decadenziali e contestava l’applicazione del raddoppio dei termini in assenza di denuncia penale. La Ctp di Milano ha accolto il ricorso della contribuente: ‘per giustificare il raddoppio dei termini non basta enunciare di aver inoltrato denuncia penale, ma bisogna provarlo’.

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