Service tax, tetto al 6 per mille

Entro il 15 ottobre arriverà il decreto che definirà i contorni della nuova service tax. Il provvedimento servirà anche a cancellare definitivamente la seconda rata dell’Imu, quella di dicembre. Il Governo lo ha assicurato: la service tax sarà più equa per famiglie e imprese e, pur assicurando la piena autonomia impositiva dei sindaci, avrà un tetto. Che per la parte sui servizi indivisibili sarebbe già stata individuata nella misura massima del gettito garantito dall’aliquota massima applicabile all’abitazione principale, ovvero il 6 per mille. Molte cose vanno ancora chiarite: non si sa se la service tax sostituirà l’Imu sull’abitazione principale o farà sparire del tutto l’imposta sugli immobili. Il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta dice: ‘Abbiamo ragionato sulla cancellazione dell’Imu sull’abitazione principale. Quel che è certo è che se si volesse cancellare del tutto l’Imu sarà inevitabile aumentare la componente patrimoniale della service tax, oggi limitata all’abitazione principale’.

Prove multi-uso

Con l’ordinanza n. 20013 del 30 agosto 2013 l’Agenzia delle Entrate ha stabilito la validità dell’accertamento fiscale con metodo induttivo emesso dall’ufficio sulla base di prove già raccolte in relazione a un’altra imposta. Sussiste, infatti, una doppia valenza per le presunzioni raccolte dall’amministrazione finanziaria contro il contribuente. Accolto il ricorso dell’agenzia delle Entrate presentato contro la decisione della Ctr di Genova che aveva annullato un atto impositivo Irpef, spiccato in relazione a una cessione d’azienda, perché fondato su presunzioni raccolte in relazione all’imposta di registro

Niente avviso se i beni ai soci non producono reddito

Comunicazione dei beni in uso ai soci e degli apporti finanziari. Dai due provvedimenti dello scorso 2 agosto emerge che aumentano gli esoneri di comunicazione. Per quanto riguarda i beni ai soci l’esimente principale risiede nel fatto che la comunicazione telematica va trasmessa solo se vi sia una differenza tra il corrispettivo annuo relativo al godimento del bene ed il valore di mercato del diritto d’uso. In pratica ci deve essere un reddito diverso da tassare in capo all’utilizzatore per cui se questi ha remunerato a valori di mercato il diritto d’uso, non scatta alcun obbligo. E’ stato inoltre chiarito che il taxista che utilizzo l’auto di servizio anche per fini privati non deve effettuare la comunicazione. Confermato il no alla comunicazione quando i beni concessi in godimento privato hanno un valore non superiore a 3mila euro al netto dell’Iva e sono compresi nella categoria residuale ‘altro’ prevista dal decreto. Ancora non è chiaro se sia possibile far confluire in un unico modello tutte le informazioni richieste in presenza di beni dati ai soci e finanziamenti.

L’impresa ‘comunica’ i finanziamenti

Entro il prossimo 12 dicembre va compilato il modello per comunicare i beni dati in godimento ai soci. La compilazione può essere fatta indifferentemente dalla società concedente o dal soggetto che riceve i beni. Per le comunicazioni di finanziamenti e degli apporti, invece, se il socio presta il denaro alla società l’obbligo di comunicazione ricade esclusivamente sul soggetto che svolge attività d’impresa e che ha ricevuto il finanziamento. Se con i provvedimenti del 2 agosto l’Agenzia delle Entrate ha fornito a riguardo alcuni chiarimenti restano, tuttavia, delle questioni irrisolte. Va individuata, ad esempio, la qualifica che deve indicare la società che riceve il finanziamento. Inoltre, va chiarito se il tetto di 3.600 euro vale per il totale delle somme ricevute dalla società.

Cedolare secca più conveniente

L’articolo 4 del decreto legge sull’Imu, varato dal Cdm lunedì scorso, abbassa l’aliquota della cedolare secca per i contratti a canone concordato dal 19 al 15% con effetto retroattivo a partire dal 2013. La riduzione dell’aliquota unitamente all’incremento della percentuale imponibile ai fini Irpef del reddito di locazione può costituire un indubbio incentivo all’applicazione dell’imposizione sostitutiva. Per esercitare l’opzione per la tassazione piatta basta attendere la scadenza dell’imposta di registro annuale. La disciplina prevede requisiti di ammissione soggettivi e oggettivi. Sul primo versante deve trattarsi di locazioni non effettuate nell’esercizio di impresa o di professione. Sotto il profilo oggettivo occorre essere in presenza di locazioni ad uso abitativo relative a fabbricati che possiedono una classificazione catastale ugualmente abitativa. Sono ammesse anche le locazioni delle pertinenze purché la destinazione pertinenziale risulti esplicitata tra le parti nel contratto d’affitto. 

Salta l’Irpef sulle seconde case sfitte

Con una nota ufficiale Palazzo Chigi smentisce le indiscrezioni di stampa ‘su nuove ipotesi di tassazione sulle seconde case per coprire il provvedimento sull’Imu’. Ma la presidenza del Consiglio conferma anche che il ritorno dell’Irpef, nella misura del 50%, sugli immobili a disposizione sfitti era effettivamente previsto dalle bozze del decreto sul superamento dell’Imu. La misura avrebbe dovuto garantire 1,6 miliardi nel 2014 e contribuire alla copertura della deducibilità dell’Imu per imprese e professionisti ai fini Ires e Irpef. Il provvedimento è saltato nella versione finale del decreto insieme al ripristino dell’Irpef sulle seconde case. Palazzo Chigi ha dovuto cedere al pressing del Pdl stoppando il ritorno nell’imponibile Irpef negli immobili a disposizione. La decisione non era nelle previsioni visto che all’Economia il ripristino dell’Irpef sulle seconde case sfitte era quasi un punto fermo.

Imu, rinviati gli sconti per le imprese

Stop alla deducibilità Imu per imprese e professionisti. Neanche quella al 50% e limitata ai soli fini Ires e Irpef. Tutto rimandato alle prossime settimane. A far sparire questo provvedimento fino a ieri presente nel testo che cancella l’Imu è stata la rinuncia dell’Esecutivo al ripristino dell’Irpef nella misura del 50% sugli immobili sfitti a disposizione. Questa rinuncia comporta una perdita di gettito per il 2014 pari a 1,6 miliardi al quale tutte le bozze dell’Economia avevano vincolato la deducibilità ai fini Ires e Irpef per le imprese. A meno di un ripescaggio in extremis l’intervento è rimandato ad emendamenti in Parlamento o alla legge di stabilità.

Nessuna rendita catastale per i ruderi senza acqua, luce e gas.

I ruderi, classificati come unità collabenti nella categoria F/2, non hanno l’attribuzione di alcuna rendita catastale se il degrado è tale da non produrre reddito e non ci sono collegamenti a gas, luce e acqua. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate – Direzione centrale catasto e cartografia, con una nota del 30 luglio scorso.

Le condizioni di degrado, inoltre, devono essere tali da rendere gli immobili in questione incapaci di produrre reddito.

Infatti, secondo quanto previsto dal D.M. 2 gennaio 1998, n. 28, i ruderi possono essere iscritti al catasto solo per l’identificazione, con l’indicazione dei caratteri specifici e della destinazione d’uso, ma non viene loro attribuita nessuna rendita.

Nella nota si ricorda che – ai fini delle dichiarazioni di unità collabenti – è necessario che il professionista incaricato rediga una specifica relazione, datata e firmata, riportante lo stato dei luoghi, con particolare riferimento alle strutture e alla conservazione del manufatto, che deve essere debitamente rappresentato mediante documentazione fotografica e alleghi una dichiarazione sostitutiva di autocertificazione (articoli 47 e 76, D.P.R. n. 445/2000), resa dall’intestatario dichiarante, attestante l’assenza di allacciamento delle unità alle reti dei servizi pubblici, dell’energia elettrica e del gas.

Per completezza, nella nota si sottolinea che l’iscrizione nella categoria F/2 non è possibile quando, ad esempio, l’unità risulta iscrivibile in altra categoria catastale ovvero, non è individuabile e/o perimetrabile.

Si considerano catastalmente non individuabili e non perimetrabili, le costruzioni ed i manufatti:

– privi della copertura e della relativa struttura portante o di tutti i solai;

– delimitati da muri che non abbiano almeno l’altezza di un metro.

Fabbricati invenduti esentati

Il Governo ha deciso di abolire la prima rata dell’Imu relativa agli immobili adibiti ad abitazione principale. Quella, per intenderci, che si doveva pagare a giugno e che in mancanza di un provvedimento avremmo dovuto versare il 16 settembre. Non pagano la prima rata anche le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibite a prima casa dei soci assegnatari, gli immobili assegnati da Iacp e i fabbricati rurali nonché i terreni agricoli. Obbligati al pagamento sono invece i fabbricati classicati nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9 (immobili di lusso, ville e castelli). Per l’anno in corso sono esonerati dal pagamento della seconda rata dell’imposta gli immobili costruiti dalle imprese per la vendita sempre che gli stessi non vengano venduti o locati. Dal 2014, invece, per questi immobili è riconosciuta l’esenzione. Da quest’anno, poi, l’Imu diventa deducibile nella misura del 50% dal reddito di impresa e di lavoro autonomo. Ridotta l’aliquota della cedolare secca (dal 21 al 15%) per i contratti di locazione a canone concordato.

Service tax, gli inquilini pagheranno il 20%

L’Unione inquilini non ci sta e dice che sulla categoria sta per abbattersi una stangata media da 1.000 euro. Fa paura la nuova service tax che dal 2014 prenderà il posto dell’Imu con un calcolo basato sulle metrature e sulle rendite catastali. Il segretario,Walter De Cesaris afferma che non è giusto scaricare sugli inquilini, anche parzialmente, i costi dell’operazione Imu. Aumenterebbero in maniera esponenziale gli sfratti per morosità che lo stesso decreto tenta di arginare. Dal 2008, cioè dall’inizio della crisi, gli sfratti per morosità sono stati 264.835. Più di 60mila solo nel 2012. Con dati in crescita costante. C’è il rischio di uno tsunami. La questione è seria ammette il Ministro per gli Affari regionali, Graziano Delrio: ‘Occorre evitare che peggiori. Per questo metteremo un tetto massimo al gettito che i Comuni potranno prendere dagli inquilini. Non più del 20% su totale della nuova tassa, se possibile anche meno.