Nessuna rendita catastale per i ruderi senza acqua, luce e gas.

I ruderi, classificati come unità collabenti nella categoria F/2, non hanno l’attribuzione di alcuna rendita catastale se il degrado è tale da non produrre reddito e non ci sono collegamenti a gas, luce e acqua. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate – Direzione centrale catasto e cartografia, con una nota del 30 luglio scorso.

Le condizioni di degrado, inoltre, devono essere tali da rendere gli immobili in questione incapaci di produrre reddito.

Infatti, secondo quanto previsto dal D.M. 2 gennaio 1998, n. 28, i ruderi possono essere iscritti al catasto solo per l’identificazione, con l’indicazione dei caratteri specifici e della destinazione d’uso, ma non viene loro attribuita nessuna rendita.

Nella nota si ricorda che – ai fini delle dichiarazioni di unità collabenti – è necessario che il professionista incaricato rediga una specifica relazione, datata e firmata, riportante lo stato dei luoghi, con particolare riferimento alle strutture e alla conservazione del manufatto, che deve essere debitamente rappresentato mediante documentazione fotografica e alleghi una dichiarazione sostitutiva di autocertificazione (articoli 47 e 76, D.P.R. n. 445/2000), resa dall’intestatario dichiarante, attestante l’assenza di allacciamento delle unità alle reti dei servizi pubblici, dell’energia elettrica e del gas.

Per completezza, nella nota si sottolinea che l’iscrizione nella categoria F/2 non è possibile quando, ad esempio, l’unità risulta iscrivibile in altra categoria catastale ovvero, non è individuabile e/o perimetrabile.

Si considerano catastalmente non individuabili e non perimetrabili, le costruzioni ed i manufatti:

– privi della copertura e della relativa struttura portante o di tutti i solai;

– delimitati da muri che non abbiano almeno l’altezza di un metro.

Fabbricati invenduti esentati

Il Governo ha deciso di abolire la prima rata dell’Imu relativa agli immobili adibiti ad abitazione principale. Quella, per intenderci, che si doveva pagare a giugno e che in mancanza di un provvedimento avremmo dovuto versare il 16 settembre. Non pagano la prima rata anche le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibite a prima casa dei soci assegnatari, gli immobili assegnati da Iacp e i fabbricati rurali nonché i terreni agricoli. Obbligati al pagamento sono invece i fabbricati classicati nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9 (immobili di lusso, ville e castelli). Per l’anno in corso sono esonerati dal pagamento della seconda rata dell’imposta gli immobili costruiti dalle imprese per la vendita sempre che gli stessi non vengano venduti o locati. Dal 2014, invece, per questi immobili è riconosciuta l’esenzione. Da quest’anno, poi, l’Imu diventa deducibile nella misura del 50% dal reddito di impresa e di lavoro autonomo. Ridotta l’aliquota della cedolare secca (dal 21 al 15%) per i contratti di locazione a canone concordato.

Service tax, gli inquilini pagheranno il 20%

L’Unione inquilini non ci sta e dice che sulla categoria sta per abbattersi una stangata media da 1.000 euro. Fa paura la nuova service tax che dal 2014 prenderà il posto dell’Imu con un calcolo basato sulle metrature e sulle rendite catastali. Il segretario,Walter De Cesaris afferma che non è giusto scaricare sugli inquilini, anche parzialmente, i costi dell’operazione Imu. Aumenterebbero in maniera esponenziale gli sfratti per morosità che lo stesso decreto tenta di arginare. Dal 2008, cioè dall’inizio della crisi, gli sfratti per morosità sono stati 264.835. Più di 60mila solo nel 2012. Con dati in crescita costante. C’è il rischio di uno tsunami. La questione è seria ammette il Ministro per gli Affari regionali, Graziano Delrio: ‘Occorre evitare che peggiori. Per questo metteremo un tetto massimo al gettito che i Comuni potranno prendere dagli inquilini. Non più del 20% su totale della nuova tassa, se possibile anche meno.

Beni strumentali, Irap mai automatica

Se i beni strumentali utilizzati nell’esercizio dell’attività hanno un valore complessivo superiore a 15mila euro ciò non costituisce indizio di un’attività organizzata in forma tale da determinare l’automatico assoggettamento a Irap del contribuente. Con questa affermazione, contenuta nell’ordinanza del 25 luglio, la Corte di cassazione ha risposto alla Ctr Lazio ribaltando la tesi dell’Agenzia delle Entrate che aveva fissato il limite sulla base delle previsioni relative ai minimi. Con la sentenza n. 18108/2013 i giudici del Palazzaccio hanno affermato che l’assoggettamento a Irap richiede uno specifico esame delle spese affrontate dal contribuente. La dotazione strumentale minima non va valutata solo sotto l’aspetto quantitativo, ma anche e soprattutto qualitativo delle attività esercitate, sia essa una libera professione o un’impresa.

I capannoni sono ancora tassati

L’abolizione dell’Imu ha agevolato i terreni e i fabbricati rurali ma ha lasciato insoddisfatta la Coldiretti non esentando i capannoni e i laboratori. Delusione è stata espressa dalle associazioni degli imprenditori come Reti imprese Italia e Confimi. Capannoni, laboratori, negozi e botteghe continueranno a pagare. Apprezzato l’impegno di rendere deducibile dal reddito delle imprese la nuova Service tax che scatterà dal 2014. Preoccupata la Codacons che teme insidie con l’introduzione della Service tax. Quello che è certo è che lo spostamento tra Imu e Service tax abbassa il risparmio massimo di 225 euro a famiglia che si sarebbe ottenuto con l’eliminazione dell’Imu senza la compensazione di altre tasse. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Confcommercio e Cgia di Mestre. Per entrambe se non verranno trovate le coperture per evitare l’aumento dell’Iva ad ottobre, la misura varata dal Governo non produrrà gli effetti desiderati.

La crisi è pro studi

No all’accertamento sulla base dello studio di settore se il tipo di attività attraversa un periodo di crisi. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 19767 dello scorso 28 agosto. I giudici di piazza Cavour hanno respinto il ricorso delle Entrate presentato contro la decisione della Ctr Lazio che aveva annullato l’accertamento a carico di un macellaio di Lariano il quale, durante il periodo della mucca pazza, aveva dichiarato un reddito inferiore alla media. L’uomo, nel corso del contraddittorio con l’amministrazione finanziaria, aveva spiegato che il fatturato era sceso per il forte calo della vendita della carne subito in quel periodo a causa dell’encefalopatia spungiforme.

Serve subito un miliardo per sterilizzare l’aumento

Entro il 15 ottobre vanno trovate nuove risorse per bloccare l’aumento dell’Iva fino a fine anno, cancellare il versamento Imu di dicembre e rifinanziare le missioni internazionali di pace. Ai tre miliardi di euro messi a disposizione dall’Esecutivo per azzerare la prima rata dell’Imu (quella di giugno), rifinanziare la Cig e salvare altri 6.500 esodati, ne vanno individuati altri 4. La questione Iva si incrocia con quella dell’Imu per la quale l’Esecutivo ha individuato un intervento che si articola in tre tappe. All’Economia si lavora per trovare il miliardo di euro che serve a posticipare al 31 dicembre l’aumento dell’Iva, ma la decisone sull’Imu, non in linea con quella caldeggiata da via XX Settembre, rischia di rendere incerta la sterilizzazione dell’Iva per tutto l’anno. Il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta sottolinea che l’impegno del Governo è massimo per evitare l’aumento aggiungendo che occorrerebbe pensare a varare una riforma di questa imposta con la legge di stabilità. E proprio di questo all’Economia si discute.