Bonus arredi a maglie larghe

Con la circolare n. 29/E/2013 l’Agenzia delle Entrata ha fornito chiarimenti in merito alla possibilità di fruire delle detrazioni per il risparmio energetico, la ristrutturazione edilizia e l’acquisto di mobili ed elettrodomestici. Il documento, chiarendo innanzitutto che la detrazione Irpef del 50% per l’acquisto dei mobili è subordinata agli interventi di ristrutturazione delle unità immobiliari per le quali si acquistano gli arredi, estende il bonus ai beni utilizzabili dal condominio. I condòmini hanno la possibilità di fruire della detrazione anche per i beni da destinare esclusivamente all’arredo di parti comuni, se l’intervento di ristrutturazione è eseguito sulle parti condominiali. Pensiamo, ad esempio, all’appartamento del custode dello stabile. Sono agevolabili gli acquisti di mobili sostenuti dal 6 giugno al 31 dicembre 2013. E’ necessario che la data di inizio dei lavori di ristrutturazione sia anteriore a quella di acquisto di detti beni.

San Marino, sugli acquisti si applica l’Iva a destinazione

Iva a destinazione per gli acquisti dalla Repubblica del Titano. Dal 1°ottobre 2013 gli operatori italiani che aquistano beni presso colleghi sanmarinesi devono redigere e inoltrare per via telematica l’apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate, utilizzando il modello polivalente ‘spesometro & co.’ approvato dal provvedimento del 2 agosto. Per trasmettere la comunicazione ci sarà più tempo: non dovrà avvenire entro 5 giorni, ma entro la fine del mese successivo. Le cessioni di beni verso San Marino sono assimilate alle esportazioni e fruiscono del trattamento di non imponibilità. Sono tuttavia imponibili le vendite a privati consumatori. Per gli acquisti effettuati da soggetti passivi a San Marino l’Iva è dovuta in Italia e può essere assolta dallo stesso fornitore sanmarinese, oppure dal cessionario italiano.

Start up allungata

La Ctr Campania, con la sentenza 247/05/2013, ha affermato che anche in presenza di investimenti ingenti e assenza di ricavi non si applica il regime delle società non operative agli enti per i quali l’avvio dell’attività richiede una fase preparatoria complessa; è il caso, ad esempio, delle aziende che operano nel settore della produzione di energie alternative, in cui la fase di start up può logicamente protrarsi per alcuni anni. I giudici d’appello della sezione distaccata di Salerno, accogliendo in pieno il ricorso della difesa, hanno chiarito che la presenza di cospicui investimenti, pur non accompagnati da ricavi, non fa scattare la presunzione accertativa, se l’attività svolta è di quelle per cui è lecito aspettarsi un’ampia preparazione.

In fattura contano i dettagli

La giurisprudenza di legittimità e di merito concordano nel ritenere che una descrizione dettagliata della fattura può mettere al riparo il contribuente dall’accertamento. Soprattutto quando la descrizione contenuta nella fattura è l’unico documento probatorio della stessa. Una descrizione troppo generica della prestazione può esporre l’interessato ad una rettifica dell’ufficio. Rettifica che potrebbe prendere di mira l’inerenza e la congruità del costo sostenuto o, nei casi limite, l’esistenza stessa della prestazione resa. La descrizione e il contenuto delle fatture è ovviamente più rilevante quando le operazioni sono costituite da servizi che, come tali, non necessitano di altra documentazione obbligatoria quali, ad esempio, i documenti di trasporto.

Indagini bancarie con via d’uscita

Con la sentenza 76/32/2013 la Ctr Lombardia ha affermato che non è possibile fondare un recupero a tassazione sul titolare di una ditta se le dichiarazioni rese da terzi su assegni emessi e incassati escludono il nero. Il titolare di una ditta individuale era stato oggetto di una verifica fiscale al termine della quale veniva contestato, tra l’altro, una maggiore Irpef. Dalle indagini finanziarie erano emerse movimentazioni bancarie documentate da assegni che l’ufficio, presuntivamente, aveva considerato rappresentative di importi non dichiarati e non tassati. Le movimentazioni non erano confluite nella contabilità e per questo l’ufficio ne aveva chiesto conto al diretto interessato. Il contribuente presentava le dichiarazioni scritte di emittenti e prenditori degli assegni dalle quali risultava la natura non reddituale delle somme. La Ctp dava ragione al soggetto. Stessa cosa hanno fatto i giudici d’appello.

Imprese e famiglie, bollette della Tares sull’ottovolante

La Tares comporterà un aggravio di spesa per famiglie e imprese. Il nuovo tributo redistribuisce il carico tra le diverse tipologie di utenza, sulla base della specifica producibilità di rifiuti. Per le pmi l’incremento medio più alto è quello dei comuni ex Tarsu che registrano una crescita del 111%. L’impatto della Tares, per le imprese, è strettamente correlato alla tipologia di utenza. A registrare aumenti più significativi sono ristoranti e negozi di ortofrutta; più modesti per alberghi e parrucchieri. Occorre però distinguere tra i diversi regimi: nei comuni ancora a Tarsu si registrano aumenti per tutti i profili di utenza, ad eccezione dell’albergo. In quelli già passati a Tia, la variazione è in generale più contenuta e in alcuni casi si assiste a una rimodulazione del carico a vantaggio delle categorie a più bassa producibilità di rifiuti. Per le famiglie occorre distinguere tra comuni ex Tarsu e quelli ex Tia. Nel primo caso gli aumenti maggiori interessano le famiglie numerose e quelle monocomponente. I comuni Tia registrano, in generale, aumenti contenuti e omogenei su tutte le tipologie familiari

Pagamenti, prime le Regioni

Pagamento debiti arretrati della Pa. Regioni e Province vanno a passo spedito. Più distaccati i Comuni. In difficoltà i ministeri ad eccezione di Economia, Salute e Istruzione. I dati sull’andamento dei pagamenti arretrati della Pa, forniti dall’Economia la scorsa settimana, dicono che le amministrazioni centrali e locali si stanno muovendo a due velocità. Le Regioni contendono alle Province il primato degli enti pagatori: le prime raggiungono il 100% degli importi assegnati dal dl 35/2013 per i debiti non sanitari, mentre le Province vantano un 88% di saldo arretrati su un totale di 1,2 miliardi assegnati. La percentuale si abbassa al 43% per i Comuni e al 17% per i Ministeri. In tutto sono stati versati ai fornitori 11,3 miliardi sui 17 a disposizione delle Pa.