Con i tagli alla spesa 3-4 miliardi di imposte in meno

La revisione della spesa pubblica – dice il Ministro Saccomanni – consentirà una diminuzione della pressione fiscale maggiore di quella attualmente indicata nel quadro programmatico’, cioè superiore alle previsioni ufficiali. Nel 2013, ha aggiunto, si potrà arrivare al 43% invece del 43,3 indicato nell’ultimo aggiornamento delle stime ufficiali. Sono 3-4 miliardi di tasse in meno rispetto al quadro tendenziale. Che il Governo spera di recuperare abbastanza agevolmente grazie alla spending review affidata a Carlo Cottarelli il quale, appena insediato come commissario alla revisione della spesa, ha fatto sapere che considera una riduzione della spesa pubblica di almeno tre miliardi e mezzo se non quattro nel 2015, a fronte dei 600 milioni che gli vengono chiesti dalla legge di Stabilità come ‘obiettivo minimo’. Con quei tagli alla spesa pubblica sarà possibile evitare le prime sforbiciate a deduzioni, detrazioni e bonus fiscali. Riducendo così la pressione fiscale complessiva. 

Tutele dello Statuto anche per il redditometro

Con la sentenza 154/2/13 depositata lo scorso 25 ottobre, la Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia ha affermato che anche per il redditometro valgono le regole dello Statuto del contribuente. L’ufficio è tenuto, infatti, ad emettere un processo verbale al termine dell’istruttoria e deve attendere il termine dilatorio di 60 giorni. L’inosservanza comporta la nullità della pretesa. Nel caso analizzato il fisco ha chiesto ad un contribuente informazioni sulla capacità contributiva. Nel corso di un paio di incontri sono stati prodotti documenti giustificativi a supporto. L’ufficio ha però emesso due avvisi di accertamento applicando ai beni indici, i coefficienti del redditometro. Il contribuente ha di conseguenza impugnato gli atti rilevando, tra l’altro, la nullità per il mancato rispetto del termine dilatorio di 60 giorni.

Beni ai soci, in vista nuove esclusioni

Spesometro prevale la linea della tolleranza. Chi non riuscirà a trasmettere in tempo il documento non rischia sanzioni. Almeno fino a fine anno. Proroga certa, invece, per le comunicazioni di pertinenza della Pa. Sui beni assegnati ai soci, dunque, snellimento delle casistiche e proroga delle scadenze sono le novità principali fra gli addetti ai lavori. Mancano solo 12 giorni alla scadenza per l’invio del documento ma le pressioni per una proroga sono aumentate. Anche alcuni Ordini territoriali dei commercialisti e degli esperti contabili hanno avanzato questa richiesta. In merito ai beni ai soci le difficoltà maggiori sono legate all’elevato numero di fattispecie per le quali scatta l’obbligo di invio dei dati. Gli uffici sono al lavoro per sfoltirne il numero, ma fino a quando non arriverà un provvedimento ufficiale delle Entrate nessuno potrà dare per acquisito il risultato

Tra multinazionali e fisco ‘patto’ di 5 anni sulle regole

Prosegue il tour diplomatico del piano Destinazione Italia. Confermata l’introduzione di un ‘tax agreement’ con le multinazionali e le grandi imprese della durata di 5 anni e un intervento in materia di giustizia civile che concentrerà in un numero limitato di tribunali delle imprese (probabilmente Milano, Roma e Napoli) le controversie commerciali che riguardano gli investitori esteri. Si lavora anche alla riforma della conferenza dei servizi per semplificare le autorizzazioni. Più chiari sembrano i contenuti del Piano. Incertezze restano sulla tabella di marcia. Sembra che entro un paio di settimane il provvedimento dovrebbe arrivare. In che veste è difficile dirlo. Non necessariamente sarà un decreto legge. Potrebbe essere un disegno di legge da collegare alla legge di stabilità. Dopo le misure di Destinazione Italia arriverà il pacchetto di privatizzazioni.

La Trise mette a rischio l’ecobonus

L’introduzione della Trise, la nuova imposta locale sui rifiuti e sui servizi indivisibili, potrebbe mettere a rischio il ricorso dei contribuenti all’ecobonus. Tutti concordano sulla necessità di rimettere mano alla Trise e al taglio del cuneo fiscale. Il Pdl ha chiesto maggiori risorse per il cuneo. Il Pd vuole rafforzare la legge di stabilità sulla parte dedicata allo sviluppo e chiede più equità per il cuneo e per le detrazioni sulla casa. Il ministro dell’Economia, Saccomanni ha difeso le scelte dell’Esecutivo affermando che per il triennio 2014-2016 la legge di stabilità prevede sgravi fiscali per 16,5 miliardi. E dunque, una graduale riduzione della pressione fiscale. Purtroppo – ha aggiunto – sui conti pubblici bisogna agire con grande prudenza. Sulla stessa linea il premer Letta secondo cui ‘nella legge di stabilità l’equilibrio va mantenuto perché dalla crisi si esce passo passo’. Dubbi sulle dismissioni e richiesta di chiarimenti sulla clausola di salvaguardia.

Cambi senza sfasciare i conti’ Ma è bufera su Saccomanni

Il Pdl fa pressing contro la legge di Stabilità. La parte relativa alla casa non va. Cosi com’è – ha detto Brunetta – è inaccettabile. Criticato il Ministro dell’Economia, Saccomanni che a difesa della legge di Stabilità, in un suo intervento, ha definito ‘marginali’ le critiche arrivate. Gasparri (Pdl) continua a chiederne le dimissioni. Non giova alla situazione la freddezza del viceministro Fassina; lo strappo tra i due non è stato ricucito. In questa cornice la manovra ha iniziato il suo iter in Senato. Occhi puntati sulla clausola di salvaguardia che prevede in caso di mancati tagli alla spesa pubblica un riordino di aliquote e detrazioni per circa 20 miliardi nel triennio 2015-2017. Dubbi anche sul gettito da privatizzazioni e dismissioni immobiliari e sulla riforma del prelievo sulla casa. Le commissioni Finanza e Lavoro hanno chiesto che il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti sia dato in un’unica soluzione. Da rivedere anche la Tasi.

Affitti con la cedolare e auto aziendali. Ecco come ricalcolare gli acconti di Unico entro il 2 dicembre

I contribuenti si devono preparare al versamento del secondo acconto in scadenza il prossimo 2 dicembre (il 30 novembre cade infatti di sabato). In questa occasione i calcoli sono complicati per effetto dell’entrata in vigore di nuove disposizioni che impattano direttamente sul periodo 2013.

DOCUMENTI

Auto e affitti, acconti ricalcolatiIn particolare, il ricalcolo sarà dovuto a seguito dell’incremento delle percentuali applicabili in caso di utilizzo del metodo storico, dell’ulteriore stretta alla deducibilità dei costi auto, delle modifiche nella determinazione di redditi agricoli e dominicali e dell’aliquota della cedolare secca sulle locazioni a canone convenzionato.Imposte dirette L’articolo 11 del decreto legge 76/13 ritocca le misure degli acconti se il calcolo avviene con il metodo storico: per l’Irpef si passa dal 99% al 100%, mentre per l’Ires dal 100 al 101 per cento. Per l’Irpef l’incremento è a regime, mentre per l’Ires la maggiorazione è relativa ai soli acconti sul 2013. I versamenti della seconda rata dovranno quindi essere effettuati in misura corrispondente alla differenza fra l’acconto complessivamente dovuto e l’importo dell’eventuale prima rata. Va comunque precisato che sui maggiori importi dovuti non dovranno essere corrisposti interessi. Gli incrementi riguardano anche aziende e istituti di credito per le ritenute applicate a interessi e redditi di capitale: per il periodo in corso al 31 dicembre 2013 e quello successivo gli acconti saliranno al 110 per cento. Queste maggiorazioni potrebbero essere comunque oggetto di ulteriori modifiche.Costi auto Dal 2013 la deducibilità delle auto aziendali è passata al 20%, mentre per quelle in uso promiscuo al dipendente al 70 per cento. Nel caso di determinazione dell’acconto 2013 con il metodo storico si deve assumere, quale imposta del periodo precedente, quella che sarebbe derivata dall’applicazione delle nuove percentuali. Così, se a fronte di costi auto 2012 per mille, dedotti per 400, si ha una base imponibile di 10mila, l’acconto viene calcolato su 10.200. Il medesimo impatto si avrà anche sull’acconto Irap dovuto dai soggetti Irpef che non hanno optato per la determinazione della base imponibile ex articolo 5 del decreto Irap.AffittiAl fine di uniformare il trattamento e conferire maggiore appeal alla tassazione cedolare anche per i contratti convenzionati, il decreto legge 102/13 è intervenuto portando l’aliquota dal 19 al 15%, con effetto a partire dal 2013. In questo caso, quindi, si potrà sfruttare la variazione in senso favorevole al contribuente.Redditi agricoli Per il triennio 2013-2015 i redditi agricoli e dominicali saranno determinati, ai soli fini delle imposte sui redditi, attraverso una “doppia” rivalutazione della rendita catastale: prima quella dell’80% o 70%, rispettivamente per il reddito dominicale e il reddito agrario, cui ne segue una seconda, del 15%, con l’eccezione dei redditi provenienti da terreni agricoli, nonché da quelli non coltivati, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli Iap iscritti nella previdenza agricola, per i quali la rivalutazione è al 5 per cento. Queste misure devono essere utilizzate nel determinare gli acconti (Irpef e Ires) sul 2013. Si ricorda l’effetto sostitutivo dell’Imu su Irpef e relative addizionali in relazione ai redditi dominicali da terreni non affittati. Al contrario, questo effetto non opera per gli immobili esenti da Imu.Società di comodo Non vi è invece obbligo di ricalcolo dell’acconto 2013 per quelle società che diventano di comodo nello stesso 2013 per effetto della perdita sistemica negli anni 2010/2012. Il ricalcolo si è reso necessario solo per il primo periodo d’imposta di applicazione della norma (2012) per effetto dell’articolo 2, comma 36 duodecies del Dl 138/2011, mentre per i periodi successivi, anche se si tratta del primo periodo d’imposta in cui la singola società diventa di comodo per effetto della perdita, l’acconto va determinato con i modi ordinari, come ha confermato la circolare 3/E del 4 marzo 2013. Pertanto l’effetto dell’ingresso nel mondo delle società di comodo (incremento reddito e maggiorazione Ires) si avranno solo nel saldo dovuto per il 2013, da versare a giugno/luglio 2014.