Licenze, torna la rottamazione.

Un emendamento al ddl Stabilità 2014 reintroduce la rottamazione delle licenze. Chi abbasserà definitivamente le serrande e riconsegnerà la licenza al Comune potrà usufruire di una sorta di prepensionamento intascando dall’Inps, dalla chiusura dell’attività alla data di liquidazione della pensione di vecchiaia, una somma pari al trattamento minimo di pensione (poco più di 500 euro al mese nel 2014). L’opportunità già vigente fino al 31 dicembre 2011, viene riaperta fino al 31 dicembre 2016 con le istanze da presentare entro il 31 gennaio 2017. Di conseguenza è prorogato fino al 31 dicembre 2018 anche il contributo aggiuntivo dello 0,09% a carico dei commercianti, che doveva terminare il prossimo 31 dicembre 2014.

Gli incentivi tornano a pioggia

Negli emendamenti approvati alla Camera sulla legge di Stabilità ci sono novità in tema di incentivi. Vengono previsti contributi per le aggregazioni di imprese che studiano nuove modalità di vendita, incentivi per la stabilizzazione dei lavoratori nei call center, fondi per studiare metodi di reimpiego degli scarti di lavorazione degli agrumi. Buone notizie anche per le imprese ubicate in territori danneggiati dal sisma del 2012 che potranno contare su contributi a fondo perduto a sostegno dei propri investimenti, oltre ai contributi in conto interessi già previsti. Cinque milioni di euro sono destinati all’ebusiness, 24 milioni per il triennio 2014-2016 ai call center; chi stabilizzerà i propri collaboratori potrà usufruire di un incentivo per i lavoratori in forza al 31 dicembre 2013 pari a un decimo della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali per ciascuno dei lavoratori stabilizzati, per un periodo massimo di 12 mesi. L’incentivo è pari a 200 euro per ciascun lavoratore e potrà essere recuperato tramite conguaglio nelle denunce contributive.

Rifiuti speciali esenti da Tari

Non sono soggette alla Tari le superfici produttive di rifiuti speciali, a meno che i Comuni, con regolamento, non li assimilino agli urbani. In questo caso il sindaco può prevedere riduzioni tariffarie proporzionali alle quantità di rifiuti che le imprese produttrici dimostrino di avviare al recupero. Tuttavia, l’agevolazione fiscale non si applica alla quota fissa, ma solo alla parte variabile della tariffa. Lo prevede il comma 450 del ddl di stabiità nella sua nuova formulazione. Dunque, sono esonerate dalla Tari le superfici ove si formano rifiuti speciali al cui smaltimento i produttori devono provvedere a proprie spese, purché dimostrino l’avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente.

Quadro RW per un euro

L’Italia ha recepito la richiesta di semplificazione della Commissione europea con il provvedimento che disciplina il nuovo quadro RW. Ma il rischio è che si dovrà rimpiangere la vecchia sezione III del modulo RW. Nel quadro andranno indicate le consistenze degli investimenti e delle attività estere valorizzate all’inizio di ciascun anno e al termine dello stesso; il periodo di possesso delle attività. Inoltre, si deve indicare per i conti correnti e i libretti di risparmio detenuti in Paesi diversi da quelli indicati alla lista dell’art. 168 bis del T.u., l’ammontare massimo raggiunto, ma questo articolo non è mai entrato in vigore e la lista non esiste. Sparisce la soglia minima di 10mila euro. Non esiste, dunque, un limite minimo d’importo. La pretesa che siano indicati i valori delle singole attività detenute all’estero all’inizio e alla fine della detenzione e il relativo periodo di possesso, comporta che se un contribuente ha un dossier titoli molto movimentato deve valorizzare ogni acquisto o sottoscrizione e ogni vendita o rimborso e stabilire un criterio stratificazione nel caso in cui lo stesso titolo sia stato acquistato e venduto più volte.

Accesso ingiustificato? Controlli fiscali nulli.

Con la sentenza n. 28390 depositata ieri i giudici della Corte di cassazione hanno stabilito che la verifica nei locali aziendali è lecita soltanto in presenza di effettive esigenze di indagine e di controllo. In mancanza, l’accertamento è nullo. Ciò, a differenza della prosecuzione della verifica in locali differenti da quelli aziendali, cui invece non consegue alcuna illegittimità. L’accesso nei locali aziendali senza le previste esigenze di indagine e ricerca in loco potrebbe configurare una violazione al diritto di difesa e al contraddittorio anticipato, con la conseguente invalidità dell’atto impositivo. Il contribuente ha inoltre il diritto ad essere infromato sulle ragioni che giustificano la verifica e il suo oggetto. La pronuncia è importante perché sembra riconoscere valore alle prescrizioni che devono osservare i verificatori durante i controlli alla luce dello Statuto del contribuente.

Il fotovoltaico ‘segue’ il Catasto

Con la circolare n. 36/E del 19 dicembre l’Agenzia delle Entrate chiarisce che gli impianti fotovoltaici vanno classificati sulla base della loro rilevanza catastale e, dunque, come immobili se inseriti nelle categoria D1 e D10. Dovrebbero rientrare in questa fattispecie gli impianti a terra. Sono immobili anche gli impianti posizionati sul tetto dei fabbricati qualora l’impianto medesimo integri il valore, ovvero la redditività ordinaria in misura superiore al 15%. Per l’Amministrazione finanziaria gli impianti destinati alla produzione di energia elettrica per la vendita sono generalmente considerati beni immobili e ciò avviene quando la potenza eccede i limiti del consumo privato. La circolare precisa, inoltre, che se l’impianto è stato considerato bene mobile e quindi ammortizzato con l’aliquota del 9%, i maggiori ammortamenti dedotti nei periodi di imposta precedenti non vanno rettificati. Gli impianti fotovoltaici considerati beni immobili devono essere ammortizzati con l’aliquota del 4% e questo vale per gli impianti a terra.

Sindaci e proprietari in rivolta sulla Tasi

E’ durissima la reazione dei sindaci davanti alla versione definitiva della legge di stabilità che domani attende il voto della Camera prima del passaggio finale al Senato. Una reazione simile a quella di Confedilizia; per il presidente, Corrado Sforza Fogliani ‘Il Governo si è infilato in un pasticciaccio’ e per uscirne deve imporre ai Comuni di introdurre detrazioni senza usare i 500 milioni ad hoc ‘per aumentare gli sprechi’. I sindaci chiedono un decreto di fine anno che elimini la ‘mini-Imu’ da pagare il 24 gennaio insieme alla maggiorazione di 30 centesimi al metro quadrato per la Tares. Anche se molti Comuni per quest’ultima hanno rinviato il conguaglio a gennaio o febbraio. Senza dimenticare che a gennaio 2014 arriva la Tasi. I calcoli delle amministrazioni locali dicono che, per pareggiare i conti con le aliquote effettive raggiunte dall’Imu quest’anno manca un miliardo e mezzo e i 500 milioni previsti per introdurre detrazioni sull’abitazione principale sono del tutto insufficienti.

Sulla web tax l’ombra dei dubbi Ue

Sulla web tax italiana l’Europa storce il naso. Il provvedimento sarebbe contrario alle libertà fondamentali e ai principi di non discriminazione dei trattati, afferma Emer Traynor, portavoce del commissario europeo per la fiscalità e l’unione doganale, Algirdas Semeta. ‘Invitiamo il Governo italiano ad assicurare che ogni nuova misura legislativa sia appieno compatibile con il diritto europeo’ ha aggiunto Traynor precisando che Bruxelles dovrà in ogni caso analizzare il testo finale ‘prima di dare un’opione definitiva. Tuttavia, abbiamo seri dubbi sull’emendamento per come si presenta attualmente’. Le obiezioni della Ue sembrano ricalcare i dubbi del Servizio studi di Montecitorio per cui ‘appare opportuno valutare la compatibilità delle disposizioni come riformulate con la normativa comunitaria in materia di servizi’

Cuneo, già a rischio 2,5 miliardi

Questa mattina l’Aula di Montecitorio voterà la fiducia sulla legge di Stabilità. E in tarda serata dovrebbe arrivare l’ok su tutto il provvedimento. A seguire ci sarà il via libera al ddl Bilancio al fine di poter inviare i due testi al Senato prima della pausa natalizia. Le discussioni sono ancora accese sul Fondo taglia-cuneo che, già svuotato, rischia per il 2014 di essere in gran parte ipotecato per almeno 2-2,5 miliardi, lasciando a disposizione per la riduzione delle tasse sul lavoro e sulle imprese solo una microdote. Per le c.d. spese indifferibili potrebbero servire in aggiunta a quanto previsto dalla Stabilità altri 1-1,5 miliardi. Che potrebbero salire a 2, qualora dovesse decollare il progetto sul reddito minimo d’inserimento del Ministro Giovannini. Se sommiamo alle spese indifferibili i vincoli di finanza pubblica e le possibili ‘emergenze’ la dote attesa dalla spending review e dalla lotta all’evasione potrebbe quasi azzerarsi.