Imu, deducibilità non per tutti

L’imposta municipale (Imu) è indeducibile per gli immobili a uso promiscuo dei professionisti. Anche in presenza di versamenti tardivi sanati con il ravvedimento operoso, il tributo è deducibile per cassa ma solo per le annualità successive al 2012. Restano indeducibili le sanzioni e gli interessi da ravvedimento. Sono le precisazioni che l’Amministrazione finanziaria ha fornito nel corso di un incontro tenuto con gli operatori in tema di fiscalità immobiliare. La legge di stabilità per il 2014 ha disposto che il tributo municipale è deducibile nella misura del 20% (30% per l’anno 2013) dal reddito d’impresa e di lavoro autonomo solo per gli immobili utilizzati esclusivamente nell’esercizio di arti e/o professioni. Esclusa la deducibilità per gli immobili ad uso promiscuo

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Studio di settore in fuorigioco

L’Amministrazione finanziaria deve dare conto delle motivazioni addotte dal contribuente in contraddittorio, altrimenti lo studio di settore va in fuorigioco. La commissione tributaria regionale della Toscana, con la sentenza n. 135/25/13, depositata lo scorso 18 dicembre, ha stabilito la nullità dell’avviso di accertamento in cui non sono state considerate le circostanze addotte dal contribuente nel corso del contraddittorio preventivo. Per i giudici regionali il ricorso dell’ufficio locale delle entrate contro la pronuncia di primo grado va respinto e annullato con condanna alle spese dell’Agenzia delle Entrate. Motivo? L’atteggiamento troppo superficiale in tema di studi di settore può costare caro all’Amministrazione finanziaria. Nel caso analizzato i guidici non avevano considerato due circostanze essenziali addotte nel corso del contraddittorio con l’ufficio.

Deducibilità dei costi retroattiva

Decreto legge semplificazioni. Con l’ordinanza n. 2026 del 30 gennaio 2014 la Corte di cassazione ha sancito la retroattività del provvedimento. I costi sostenuti per fatture inesistenti sono deducibili dalle imposte sui redditi e dall’Irap a prescindere dalla consapevolezza per il contribuente di aver partecipato a una frode carosello. Secondo il collegio di legittimità, dunque, il dl semplificazioni è applicabile retroattivamente in favore del contribuente anche in materia di Irap. Respinto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate.

Per la rivalutazione l’effetto è solo fiscale

Nel corso di Telefisco 2014 si è parlato anche di rivalutazione dei beni aziendali e di deducibilità delle perdite su crediti prescritti. Le rivalutazioni saranno solo operazioni fiscali. Non sarà possibile applicare la norma di rivalutazione solo ai fini civilistici. Dunque l’imposta sostitutiva va pagata. La rivalutazione solo civilistica era consentita dal dl 185/2008, ma la legge 266/05 la escludeva. Facendo leva su questo le Entrate insistono sul riconoscimento fiscale. Per le perdite su crediti prescritti la norma, art. 101 comma 5 del Tuir, prevede che nel caso dei crediti prescritti si considerano presenti i requisiti di certezza e determinabilità richiesti per la deduzione della perdita, senza dover dimostrare altro. Le Entrate precisano che la regola vale anche per il passato. Dunque per i periodi di imposta futuri va prestata attenzione perché l’esercizio in cui matura la prescrizione è quello in cui si consegue la certezza della perdita.

Compensazioni, stretta ‘light’

Compensazioni. La legge di stabilità per il 2014 estende al settore delle imposte dirette il visto di conformità del saldo a credito superiore a 15mila euro, risultante dalla dichiarazione fiscale. Da ciò ne consegue che non può essere posto un blocco alle compensazioni dei saldi a credito ancora disponibili, risultanti da dichiarazioni già presentate per precedenti periodi. Nel 2014, dunque, il contribuente potrà utilizzare la parte di credito non utilizzata nel corso del 2013, sino a quando non verrà presentata la dichiarazione 2014. Di notevole interesse è la conferma che i crediti per le imposte dirette possono essere compensati anche prima della presentazione della dichiarazione mancando una norma analoga a quella prevista per l’Iva.

Mediazione, i 90 giorni di stop valgono anche con Equitalia

Liti tributarie. I 90 giorni di stop previsti per la fase della mediazione valgono anche per le impugnazioni che coinvolgono l’agente della riscossione che, quindi, non può eccepire l’inammissibilità del ricorso per ritardata costituzione in giudizio. Il chiarimento è arrivato nel corso di Telefisco 2014. La questione concerne l’istituto del reclamo attivabile per le controversie di valore non superiore a 20mila euro e in particolare per la sospensione di 90 giorni previsti per la costituzione in giudizio. La legge di stabilità per il 2014 ha previsto che per gli atti notificati dal 3 marzo 2014, il deposito dovrà avvenire entro 30 giorni decorrenti dal termine dei 90, a prescindere dal rigetto o meno da parte delle Entrate di una possibile proposta di mediazione. In assenza di reclamo, invece, gli ordinari termini di deposito sono di 30 giorni dalla notificazione del ricorso all’ente.

L’Istat ‘rientra’ nel redditometro

Redditometro. I valori Istat rientrano in gioco per le spese per elementi certi. Contrariamente a quanto ritenuto ‘mediaticamente’ per le spese per elementi certi si considereranno i valori Istat. Questo in quanto l’intervento del Garante della privacy si riferisce alle spese correnti. Per le abitazioni saranno considerati i valori Istat relativi ad acqua, condominio, manutenzione ordinaria, elettodomestici, arredi ecc. Vi rientrano anche i telefoni cellulari. In merito all’invito a fornire dati e notizie l’Agenzia delle Entrate precisa che per chi non si presenta al contraddittorio sono previste sanzioni ( da 258 a 2.065 euro) e la preclusione alla possibilità di produrre documenti nelle fasi successive. Chi si presenta ma non produce tutti i dati potrà però farlo nelle fasi successive. Infine, le Entrate precisano che si considererà anche la quota di risparmio dell’anno.