Niente prelievo per agenti e associazioni professionali

Irap. L’attuazione della delega fiscale ( legge 23/2014) chiede al Governo di fare chiarezza sulla definizione dell’autonoma organizzazione, tenendo conto delle pronunce della giurisprudenza di legittimità. I punti fermi sono l’esclusione per gli agenti, i rappresentanti, i promotori finanziari e i piccoli imprenditori, ma non alla generalità delle imprese individuali, e alle associazioni professionali purché forniscano la prova contraria alla presunzione semplice di esistenza di un’autonoma organizzazione. La Cassazione ha inoltre affermato che la misura elevata dei compensi non può da sola costituire il presupposto per l’applicazione dell’Irap. Per quanto concerne l’impiego di personale è stato affermato che l’autonoma organizzazione sussiste in caso di utilizzo di dipendenti o collaboratori non occasionali. Per i compensi di amministratori e sindaci di società la Cassazione e le Entrate divergono.

Irap dei piccoli, l’incertezza non evita le sanzioni dal 2007

Imposta regionale sulle attività produttive. Con la sentenza n. 4394/2014 la Corte di cassazione ha stabilito che le sanzioni amministrazione scattano dal 2007, nonostante restino alcune incertezze interpretative. I giudici del Palazzaccio hanno, dunque, limitato la disapplicazione delle sanzioni, in merito ai requisiti dell’autonoma organizzazione, soltanto ai periodi d’imposta anteriori al 2007. Ciò in quanto a partire da quest’anno la giurisprudenza di legittimità ha individuato i presupposti di applicazione del tributo.

L’adesione al verbale taglia i costi

I contribuenti che si accordano con il fisco subito dopo le contestazioni possono godere di sanzioni ridotte a un sesto del minimo, ma i calcoli di convenienza non sono sempre agevoli. La norma, infatti, prevede la possibilità di adesione ai verbali di constatazione, beneficiando della riduzione delle sanzioni, per imposte sui redditi e Iva cioè per violazioni con le quali è stata constatata l’esistenza di redditi imponibili o Iva non dichiarata, deduzioni, detrazioni, esenzioni e agevolazioni non spettanti imposte o maggiori imposte non versate. L’adesione è tuttavia poco ‘appetibile’ in quanto vi è l’obbligo di aderire all’intero contenuto del verbale. Inoltre, il calcolo di convenienza è tutt’altro che agevole. Fatta eccezione per l’Iva e talvolta l’Irap, i pvc si limitano a rilevare il nuovo reddito da assoggettare a tassazione. Manca la concreta determinazione delle maggiori imposte dovute, degli interessi e delle sanzioni.

L’approvazione slitta a giugno con ‘fiscal unit’ o trasparenza

Il termine extra per l’approvazione del bilancio a fine giugno deve essere motivato. Le società di capitali sono tenute ad approvare il bilancio entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, ma in caso di particolari esigenze della società e dell’oggetto sociale è possibile godere di ulteriori 60 giorni. Gli amministratori, tuttavia, sono tenuti a motivare il rinvio dell’approvazione nella relazione sulla gestione e, qualora questa non sia redatta, nella nota integrativa. Giustificano lo slittamento a giugno le ipotesi di fiscal unit o di regime di trasparenza, come anche in caso di esigenze legate alla struttura societaria. Il rinvio legato all’oggetto può riguardare le società che svolgono prestazioni di servizi su contratti di appalto che gestendo diversi cantieri devono attendere l’approvazione degli stati di avanzamento lavori dei singoli cantieri per determinare l’entità dei ricavi o delle rimanenze di opere e servizi.

Verifiche last-minute sul bilancio

Prima della chiusura dei bilanci gli amministratori sono tenuti a monitorare la situazione aziendale anche a causa della crisi che, purtroppo, grava sulle imprese. Ai consueti controlli sul rispetto del principio di competenza, sulla corretta gestione di sconti e premi e sui saldi di crediti, debiti e disponibilità liquide si aggiungono le stime, oculate, sul valore delle giacenze di magazzino e la necessità di studiare eventuali operazioni di svalutazioni. In altri (rari) casi è possibile optare per la rivalutazione dei beni d’impresa con le tecniche alternative dell’incremento del costo storico, del decremento del fondo ammortamento o dell’incremento proporzionale di entrambi. In questo caso il valore massimo di iscrizione del bene è rappresentato dal costo di sostituzione.

Tasi, il nodo degli aumenti sulle prime case

Debutta la ‘Iuc’, la nuova imposta unica comunale e i contribuenti si chiedono se pagheranno di più o di meno rispetto all’Imu. Il riferimento, chiaramente, è al conto presentato nel 2012. In molti Comuni, purtroppo, il rischio di rimpiangere la vecchia Imu è concreto, soprattutto per le case di valore medio-basso. Le abitazioni di pregio sono, invece, al riparo perché a loro la Tasi chiederà sicuramente meno dell’Imu, a prescindere dalle scelte comunali. Il problema è rappresentato dalle detrazioni che con l’Imu cancellavano l’imposta per 5 milioni di prime case di valore basso e la abbassavano, di molto, per quelle di valore medio e che invece nella Tasi sono assenti. Con il dl ‘salva-Roma’ il Governo è intervenuto, ma l’obbligo di evitare rincari rispetto al passato si applica solo quando è prevista l’aliquota aggiuntiva che è opzionale e, dunque, i Comuni possono ignorarla. Molte città stanno studiando riduzioni per particolari categorie come anziani o famiglie a basso reddito Isee.

Irpef comunale senza freni: crescita del 50% in sei anni

In sei anni, tra il 2007 e il 2012, l’Irpef comunale è cresciuta di quasi il 50%, arrivando a 4 miliardi di gettito complessivo. Tanto quanto l’Imu sulla prima casa. A rilevarlo i dati diffusi la scorsa settimana dalle Finanze relativi alle dichiarazioni dei redditi. L’addizionale media per l’anno d’imposta 2012 è stata di 160 euro, 30 euro in più rispetto al 2011. L’importo pro capite più elevato spetta a Padova, seguita da Milano e Roma. Ma le cifre devono essere lette incrociando altri dati importanti, come la presenza di eventuali esenzioni per i redditi bassi, l’applicazione di un’aliquota unica o a scaglioni, il reddito medio dei residenti nel Comune. Indiscutibile è comunque l’aumento registrato ‘a strappi’ negli ultimi anni. Più dell’aumento del numero dei Comuni che applicano l’addizionale Irpef ha pesato l’aumento delle aliquote in quelli che già la prevedevano.