Start up, bollino per i bonus

Per essere qualificata come start up e beneficiare del relativo regime di favore è necessaria l’attestazione del possesso del requisito opzionale delle spese in ricerca e sviluppo. L’identificazione della start up innovativa avviene con il deposito presso la Cciaa della dichiarazione del legale rappresentante attestante la previsione dettagliata delle spese in attività di ricerca e sviluppo. Gli importi relativi a tale attività devono risultare nell’ultimo bilancio di esercizio della società oppure, in sua assenza, quando si tratta di una nuova costituzione, devono essere attestati attraverso una dichiarazione del legale rappresentante. Al contrario la start up che opta per uno degli altri due criteri opzionali e non ha effettuato spese in ricerca e sviluppo nel corso dell’ultimo esercizio, non è tenuta né a dichiarare tali spese, né a descrivere le relative attività. E’ quanto risulta nella nota dello scorso 29 aprile redatta da UnionCamere di concerto con il Mise.

Separazione light

La Ctr di Milano, con la sentenza n. 1734/32/2014, ha affermato che l’atto notarile con cui si trasferisce la proprietà di un immobile in cambio di un corrispettivo in denaro, per attuazione degli accordi di separazione consensuale tra i coniugi, è sempre esente dalle imposte di registro, ipotecaria e catastale; è sufficiente che nell’atto traslativo si evinca il collegamento alla separazione consensuale omologata dal tribunale, non essendo necessario alcun altro adempimento. L’Agenzia delle Entrate aveva invece recuperato le imposte, poiché le parti non avevano dichiaratamente esplicitato che l’accordo patrimoniale fosse elemento funzionale ed indispensabile per la risoluzione della crisi coniugale.

Bonus mobili senza segreti

Con la circolare n. 11/E/2014 l’Agenzia delle Entrate offre una serie di chiarimenti a chi vuole usufruire del bonus mobili. La disciplina, più volte ritoccata, sta creando dubbi e perplessità ai contribuenti che devono applicarla in sede di Unico 2014. Il bonus è riconosciuto solo se sono state sostenute spese dal 26 giugno 2012 per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio. L’Amministrazione finanziaria ha chiarito che gli interventi finalizzati al risparmio energetico non possono costituire presupposto per fruire della detrazione per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. L’unica apertura concessa è per il caso in cui le spese per il risparmio energetico siano riconducibili anche a quelle che consentono il bonus ristrutturazione. L’acquisto di box pertinenziale non rientra tra gli interventi che consentono di usufruire dell’agevolazione. Per i pagamenti effettuati con bonifici bancari o postali va applicata la ritenuta del 4%.

Servizi fieristici alla ricerca di identità per applicare l’Iva

Servizi fieristici in cerca di identità ai fini dell’applicazione dell’Iva. La qualificazione delle prestazioni rese dagli organizzatori alle imprese espositrici, costituite da una pluralità di elementi, a cominciare dalla messa a disposizione degli spazi, continua a oscillare tra servizi immobiliari e servizi generici. L’incertezza genera difformità di comportamento molto problematiche nei rapporti transfrontalieri, con il rischio per gli operatori di andare incontro a tutte le conseguenze connesse all’applicazione dell’Iva ‘sbagliata’. Neppure il recente regolamento n. 1042/2013 appare risolutivo: sebbene sia stato concepito per risolvere questioni del genere, si limita ad affermare la natura generica delle prestazioni di ‘messa a disposizione di stand in fiere o luoghi di esposizione’, chiarendo così ciò che è già stato chiarito dalla Corte di giustizia Ue.

Un credito d’imposta per tutti

Con il dl n. 91 del 24 giugno 2014, pubblicato sulla G.U. dello scorso 24 giugno, è stato istituito un credito di imposta del 15% per le imprese, pmi e grandi, che effettuano investimenti in macchinari nuovi. Gli investimenti dovranno essere effettuati entro il 30 giugno 2015, le spese ammissibili devono riguardare beni che siano riconducibili a quanto previsto dal codice Ateco 28; ogni singolo bene facente parte del progetto di investimento deve avere un costo imponibile di almeno 10mila euro. Per procedere alla determinazione del credito di imposta spettante, pari come anticipato al 15% dell’investimento ammissibile, le imprese devono prima determinare l’importo degli investimenti effettuati nei cinque anni precedenti. Gli investimenti sono ammissibili solo se destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato, a decorrere dal 25 giugno 2014 e fino al 30 giugno 2015.

I soci preferiscono le srl. Boom di unipersonali e semplificate

I dati di Infocamere scattano la fotografia a dieci anni dalla riforma del diritto societario. Si evidenzia un netto aumento delle Srl a scapito delle Spa e grande crescita, soprattutto negli ultimi due anni, delle Srl semplificate. In aumento pure le società uni personali per le Srl ma anche per le Spa. Forte contrazione del numero delle partite Iva e deciso aumento delle cancellazioni. Dal 2004 al 2014 si è infatti registrato una riduzione di oltre 40mila partite Iva all’anno passando dalle 425.510 del 2004 alle 384.483 del 2013. Le imprese individuali hanno registrato un calo del 10% su base decennale. A livello societario occorre distinguere: mentre per le società di capitali si registra una sostanziale stabilità delle iscrizioni con crescita delle Srl e con una leggera riduzione delle Spa, la riduzione delle iscrizioni è netta nelle società di persone. Dal 2004 al 2013 si è registrato un incremento del 20% delle attività economiche oggetto di cancellazione.

Doppia mossa sui fabbricati strumentali

La cessione di fabbricati strumentali viene a volte rettificata dal fisco come vendite di aree edificabili. E’ il caso dell’acquirente, un’impresa di costruzione e del cedente che prima della vendita ha solo richiesto l’autorizzazione a demolire l’immobile. Per gli uffici la cessione fatturata in reverse charge dal cedente determinerebbe l’applicazione dell’Iva da esporre in fattura. Il presunto errore viene sanzionato sia al cedente che al cessionario. La difesa del contribuente accertato potrebbe muoversi su due piani: potrebbe rilevare che anche qualora tali pronunce dovessero portare a una rivisitazione dell’attuale posizione ufficiale, ciò potrebbe valere solo per il futuro. Una lettura attenta delle sentenze richiamate negli accertamenti non porta alle conclusioni cui pervengono gli uffici.

L’accertamento Iva riqualifica il contratto

L’accertamento Iva riqualifica il contratto d’appalto in una cessione di beni. Sempre più spesso il fisco ridetermina la tipologia dell’operazione e classifica l’appalto come cessione di beni contestandone anche il momento di fatturazione. Per la vendita di beni mobili rileva la consegna o spedizione, mentre per i servizi conta il pagamento. Pertanto, una prestazione riqualificata in vendita comporterà verosimilmente la violazione degli obblighi di fatturazione e registrazione. Senza contare che una simile rilettura può riflettersi anche sul bilancio fino ad arrivare, nei casi estremi, a compromettere l’attendibilità delle scritture contabili. A formare oggetto di verifica, in questi casi, non è tanto la ricchezza nascosta, quanto quella registrata, già nota al fisco che, a distanza di anni, viene riqualificata in fattispecie diverse, caratterizzate da una diversa (maggiore) tassazione.

L’acquirente risponde dei debiti

La Commissione tributaria regionale di Trento, con la sentenza 37/02/2014, ha precisato che l’acquirente di un ramo d’azienda è responsabile in solido per le pendenze con il fisco imputabili al cedente. La responsabilità riguarda anche le sanzioni e si estende complessivamente fino al valore dell’impresa oggetto di trasferimento. Una società, dopo aver acquisito un ramo d’azienda nel febbraio 2006, ha ricevuto diverse cartelle di pagamento in qualità di responsabile in solido dei debiti tributari sorti in capo al cedente. Nel costituirsi in giudizio la società sottolineava il difetto di motivazione delle cartelle, la mancata preventiva escussione della cedente e la mancata riduzione proporzionale del debito tributario accertato. La Ctp accoglieva solo parzialmente il ricorso riconoscendo l’illegittimità delle sole imposte accertate relative al 2006. La Ctr confermava la pronuncia di primo grado.

Tris di verifiche sui versamenti di Unico

In vista della scadenza del 7 luglio per i versamenti da Unico 2014 i contribuenti sono chiamati a monitorare i dati per procedere correttamente al versamento dei saldi 2013 e del 1°acconto 2014. Tre le verifiche da effettuare. La prima concerne la correttezza dell’acconto pagato sui tributi per l’anno d’imposta 2013; se questo non è capiente occorre regolarizzare la violazione con il ravvedimento operoso. E’ necessario, poi, riscontrare l’importo dei crediti indicati in Unico 2013 e controllare a quanto ammontano quelli eventualmente ancora disponibili, mediante verifica delle compensazioni effettuate in F24. Va poi verificato l’utilizzo in eccesso dei crediti e il rispetto della soglia massima annua. Il terzo step dei controlli riguarda l’uso dei crediti nel 2014. Per le compensazioni orizzontali dei crediti derivanti da imposte dirette, Irap, sostitutive e ritenute oltre i 15mila euro non c’è l’onere della presentazione preventiva della dichiarazione ‘vistata’. I crediti possono essere utilizzati da subito in compensazione con obbligo di presentare entro il 30 settembre 2014 il mod. Unico con visto di conformità.