Il codice errato non giustifica sempre la rettifica

Cambia orientamento la Corte di cassazione. Allineandosi al recente indirizzo della Corte di Giustizia Ue, i giudici del Palazzaccio, con l’ordinanza n. 17254/2014, depositata ieri, hanno sostenuto che l’errore relativo al codice Iva del cliente estero indicato in fattura non può legittimare l’ufficio a rettificare l’imposta sull’operazione, se sussistono i requisiti sostanziali della vendita intracomunitaria. Il caso analizzato riguardava un accertamento con cui l’Amministrazione finanziaria recuperava l’Iva su alcune operazioni intracomunitarie. Le fatture emesse dalla società italiana riportavano in modo errato il numero di partita Iva del cessionario. Mentre la Ctp accoglieva il ricorso dell’impresa, la Ctr condivideva la tesi delle Entrate. La società ricorreva allora per Cassazione, che ha ritenuto fondate le doglianze del contribuente.

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