Verifica selettiva per l’F24 online

Domani, 1°ottobre, entrano in vigore i nuovi obblighi di invio dei modelli F24. Per le somme superiori a mille euro l’invio telematico sarà perentorio. È bene passare in rassegna i pagamenti fiscali in scadenza differenziandoli a seconda del soggetto (privato o ditta) e della tipologia di tributi per individuare il canale esatto con cui adempiere. I nuovi vincoli incidono sulle modalità dei versamenti con il mod. F24 distinguendo i canali di pagamento in relazione alle tipologie di casistiche. Esclusivamente con i canali telematici va presentato il modello il cui saldo finale è pari a zero per effetto di compensazioni. La novità interessa i privati che non potranno presentare i modelli a saldo zero per effetto di compensazioni in formato cartaceo e nemmeno telematico con i servizi di home banking. Per i soggetti titolari di partita Iva il cambiamento si applica anche in ambito Iva, con riferimento alla compensazione a saldo zero di crediti Iva non superiori a 5mila euro, che dovranno transitare per via telematica e non potranno più essere versati con l’home banking.

Minimi, addio al limite dei cinque anni

Stop ai vincoli temporali di permanenza per gli autonomi e i piccoli imprenditori che entreranno nel regime forfettizzato al 15% che prenderà il posto dei minimi. Allo studio anche l’esonero dall’obbligo di compilare gli studi di settore e dall’invio al fisco delle comunicazioni per spesometro e black list. Il regime dei minimi oggi in vigore si applica solo fino al quarto periodo di imposta successivo a quello di inizio dell’attività, o, se il calcolo è più favorevole, fino al periodo in cui il contribuente compie 35 anni. L’eliminazione del limite temporale eliminerebbe le incognite legate all’uscita dal regime agevolato che hanno rappresentato una delle maggiori criticità dei minimi in questi primi anni di applicazione. Con il regime forfettizzato l’aliquota dal 5% passerebbe al 15%, ma potrebbe proseguire senza limiti di durata, a patto che l’imprenditore rispetti tutte le altre condizioni previste per restarvi.

Costo del lavoro, taglio da 2 miliardi

Con la prossima legge di stabilità da 20-22 miliardi di euro si ‘libereranno’ risorse per almeno 5,5 mliardi da destinare al taglio del costo del lavoro (almeno due miliardi), all’allentamento del Patto di stabilità interno per i Comuni (un miliardo) e per la riforma degli ammortizzatori sociali (1,5 miliardi). Un altro miliardo di euro sarà dedicato alla riorganizzazione della scuola. Oggi il Cdm darà il via libera al quadro macroeconomico tendenziale che ieri ha ricevuto l’ok dell’Ufficio parlamentare di bilancio. Lo spazio di manovra potenziale è dello 0,6%. Il premier Renzi, nel suo intervento alla direzione del Pd, ha confermato il bonus da 80 euro per il 2015 e ventilato l’idea di una possibile limitata estensione ai nuclei mono-reddito con molti figli. Restano da trovare 4-5 miliardi di tagli. Soprattutto da parte dei ministeri. Sul taglio del costo del lavoro l’ipotesi più probabile è l’eliminazione della componente lavoro dal valore della produzione su cui si calcola l’Irap.

‘Multinazionali, poche tasse’ L’indagine Ue da Apple a Fiat

Oggi Bruxelles pubblicherà nuovi dettagli sull’inchiesta che coinvolge alcune multinazionali sospettate di ‘migrazioni’ da un Paese a un altro per pagare meno tasse. Secondo i ben informati non ci saranno al momento sviluppi clamorosi perché il lavoro di scavo è ancora lungo. Il sospetto di fondo è, per esempio, che l’Olanda, notoriamente ‘magnanima’ con gli evasori, abbia offerto un trattamento fiscale di favore al colosso Usa Starbucks e che lo stesso sia più o meno avvenuto tra Lussemburgo e Fiat Finance & Trade. E la stessa ombra si stenderebbe sulle autorità finanziarie dell’Irlanda, nei loro rapporti con società americane. Le imprese finite nel mirino hanno sempre sostenuto di aver agito nel rispetto delle leggi nazionali e della normativa Ue. La battaglia legale è appena all’inizio. Per i segugi del Commissario Ue alla Concorrenza le agevolazioni concesse avrebbero infranto le norme Ue che proibiscono gli aiuti illegittimi di Stato. 

In busta paga 55 euro in più con 1.500 euro

Da gennaio 2015 i lavoratori, con stipendi mensili lordi di 1.500 euro, troveranno nella busta paga circa 55 euro in più. È il Tfr, cioè i soldi maturati ogni anno dai lavoratori per la liquidazione. Risorse che in genere il lavoratore mette in tasca quando esce dall’azienda. Il premier lavora affinché il Tfr possa essere inserito nelle buste paga attraverso un protocollo tra Abi, Confindustria e governo già dal 1°gennaio 2015. Per Alberto Brambilla, esperto di welfare e già sottosegretario al Welfare dal 2001 al 2005 in questo modo si affossa il sistema dei fondi pensione che già in Italia non è decollato. Ma l’ostacolo sarebbe anche un altro: ‘Oggi ogni anno gli italiani maturano Tfr per un valore di circa 25 miliardi. Di questi 5,2 vanno ai fondi pensione, altri 6 all’Inps. Circa 14 si fermano nelle casse delle piccole imprese. Se il premier vuole dare il 50% del Tfr ai lavoratori, allora si creerà un buco da 3 miliardi l’anno nelle casse dell’Inps. Le imprese non ci stanno.

Tfr Piano da gennaio 2015 Con il ‘sì’ di Abi e imprese

Oggi in Cdm arriva la Nota di aggiornamento al Def. Il quadro potrebbe essere più chiaro ai fini della manovra di bilancio per il 2015 che arriverà entro due settimane e che sarà di circa 20 miliardi di euro. Arriveranno dai tagli alla spesa, ma solo una piccola parte verrebbe destinata alla riduzione del gettito. Nel menù del premier Renzi figurano, oltre alla conferma del bonus di 80 euro, anche una nuova riduzione del costo del lavoro per le imprese (forse con un taglio ai contributi), il finanziamento dei nuovi ammortizzatori sociali e nuovi fondi per l’istruzione. Nell’agenda anche un intervento per gli enti locali con un leggero alleggerimento del Patto di Stabilità, soprattutto per il finanziamento di opere pubbliche. L’ultima novità è lo spostamento, a partire da gennaio 2015, di una parte del Tfr nelle buste paga dei lavoratori. Va trovata, tuttavia, una compensazione adeguata per le imprese. Il ministro Padoan preoccupato dalla combinazione bassa crescita e alta disoccupazione.

Liquidazione, Unico si sdoppia

Riflettori puntati sull’articolo 182 del Tuir che contiene la disciplina fiscale della liquidazione per le società. L’articolo stabilisce l’unitarietà del periodo di liquidazione che trova, tuttavia, un limite nel caso in cui la procedura di liquidazione si protrae oltre l’esercizio in cui ha avuto inizio; in tal caso, infatti, lo stesso art 182, comma 3, richiede che per ciascun esercizio intermedio si determini, sia pure in via provvisoria, il reddito, salvo conguaglio in base al bilancio finale. La ratio è chiara: evitare che per effetto del prolungarsi della procedura di liquidazione si determini una dilazione di pagamento delle imposte dovute. Le perdite fiscali d’impresa riportate da periodi antecedenti la messa in liquidazione sono riportabili in sede di conguaglio finale e portate in diminuzione fino all’80% del reddito d’impresa maturato in ciascun periodo intermedio. Tale limitazione non trova applicazione nella dichiarazione relativa al bilancio finale di liquidazione.