Bonus mamme, il pasticcio dei 600 euro

Lanciato dal governo Monti nel 2012 il bonus mamme ha registrato un clamoroso flop perché è stato utilizzato solo da 3mila persone. Un mese fa il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti ha deciso di rilanciare la misura e di raddoppiare la cifra a 600 euro netti al mese. Il nuovo incentivo, che serve a pagare la baby sitter per consentire il rientro al lavoro delle mamme, ha suscitato, da subito, l’interesse dei cittadini che in massa hanno chiesto lumi all’Inps. Il decreto c’è ma è in attesa del visto della Corte dei conti. I problemi non mancano perché al nodo tempo (la Corte dei conti ha 60 giorni per dare il parere) si unisce il rebus della sostanza. Il decreto dice che le domande saranno accolte secondo l’ordine di presentazione e che in relazione all’andamento delle domande con un successivo decreto sarà indicato il valore massimo dell’Isee e rideterminata la misura dell’incentivo. Ciò significa che se le domande saranno tante, i 600 euro diventeranno meno e qualcuno rischierà di rimanere fuori.

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Tfr ai fondi pensione, prelievo soft

Al Senato spetterà il compito di effettuare ritocchi alla legge di Stabilità. Fra questi figurano un alleggerimento della tassazione sulla rivalutazione dei fondi per il Tfr destinati alla previdenza integrativa. E un intervento su fondi pensione, casse di previdenza, fondazioni, minimi per i professionisti e Irap. Intanto ieri pomeriggio l’Esecutivo ha posto le tre fiducie sugli altrettanti maxiarticoli in cui è stato pacchettato il testo approvato dalla commissione Bilancio. Le tre blindature saranno votate oggi anche se il via libera non arriverà prima di domani o dopo domani. Dalla prossima settimana parte l’iter al Senato che non si annuncia facile perché ci sono molti nodi che Montecitorio non ha affrontato. Anche la minoranza dem chiede nuove correzioni al Senato a partire da un ulteriore rafforzamento della dote per gli ammortizzatori. Il governo sta già lavorando sui ritocchi.

Pil, l’Istat ora vede crescita zero Disoccupazione record al 13,2%

L’Istat rende noto che la disoccupazione, ad ottobre, è arrivata al 13,2%. Tra i giovani under 25 il tasso sale, invece, al 43,3%. A sorpresa arriva però la notizia che tra ottobre 2013 e lo stesso mese di quest’anno gli occupati sono cresciuti più di 122 mila unità. Se paragoniamo i dati della disoccupazione nazionale a quelli dell’eurozona, l’Italia ‘vanta’ il peggior valore dopo Spagna e Cipro. L’economia è ferma: l’Istat indica stagnazione nell’ultimo trimestre del 2014 con crescita attesa pari a ‘zero’, con un intervallo di confidenza compreso tra più 0,2 e meno 0,2%. L’anno si dovrebbe chiudere con un calo dello 0,3%. E se la stima della crescita ‘zero’ dovesse trascinarsi per tutto il prossimo anno, il Pil nel 2015 avrà un segno negativo (meno 0,1% rispetto al 2014). Ma dal Governo arrivano segnali positivi: sono 400 mila i nuovi posti fissi (+7,1% nel terzo trimestre dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2013). 

Berlino si mette alla finestra Nasce l’Europa a due velocità

Ieri Bruxelles ha applicato quella che può essere definita ‘linea flessibilista’. Il Patto di stabilità ha subìto, dunque, una primo ufficiosa modifica. Linea flessibilista applicata a beneficio di alcuni Paesi, come Italia e Francia. Tutto con il bene placido di Berlino che non ha alcuna intenzione di affossare la Francia, sua prima partner commerciale. Per l’Italia pesano le circostanze economiche eccezionalmente negative e gli sforzi messi in campo per le riforme. La novità senza dubbio lascerà un segno. Cosa succederà tra un anno o due se la Slovenia o la Bulgaria o qualunque altro Stato infrangeranno le regole del Patto? La linea flessibilista varrà anche per loro? O la ‘trojka’ seguirà i criteri già seguiti per la Grecia o il Portogallo? 

I grandi graziati dall’Ue, rivolta dei piccoli

La Commissione europea, ieri, ha avvertito che Spagna, Italia e altri 5 Paesi ‘rischiano di non rispettare i loro impegni con il Patto di stabilità e crescita della Ue’. Poco dopo la Spagna ha reso noto che non adotterà nuove misure di austerità per evitare il rischio di violazione dei limiti di deficit per il 2015. Madrid non è la sola a protestare perché c’è malumore nel Centro-Sud dell’Europa. Le decisioni di ieri della Commissione, sui piani di stabilità presentati dai Paesi dell’Eurozona, rischiano di scontentare molti. La verità è che Italia e Francia hanno già violato il Patto, eppure la Commissione ha deciso di rinviare a marzo la decisione sulle sanzioni. Ma Atene, Madrid, Lisbona e Dublino ricordano le ispezioni della ‘trojka’ in casa propria e le cure di austerità imposte da Bruxelles. All’estremo opposto c’è l’altro polo di scontento, quello della Germania, che per la prima volta viene richiamata ad incrementare i suoi investimenti pubblici.

Conti, il fisco corre ai ripari

L’accesso dell’Agenzia delle Entrate ai dati bancari non sarà libero da controlli e, soprattutto, servirà a non vessare i contribuenti ma a selezionare profili di soggetti a rischio evasione. Lo ha detto il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi dopo la notizia dell’emendamento al ddl Stabilità che consentirà nuove e più ampie possibilità di accesso ai dati finanziari dei contribuenti. In vista della riforma del sistema sanzionatorio prevista dall’attuazione della delega fiscale, la Orlandi ha precisato che se fare fatture false è reato lo è sempre; non ha senso fissare una soglia oltre la quale c’è il reato e sotto la quale non c’è. Sarebbe come dire che il furto sotto un certo importo non è furto. Dubbi del direttore anche in merito alla cancellazione della responsabilità solidale negli appalti. La cancellazione della norma rischia di favorire comportamenti illeciti.

Rientro dei capitali verso il sì con l’incognita penale

Maggioranza e governo spingono per una rapida approvazione della legge sul rientro dei capitali, puntando a un esame blindato del testo in Senato. Non ci sono tempi per eventuali modifiche ha detto il relatore Claudio Moscardelli. Palazzo Chigi vuole l’approvazione del testo entro il 31 dicembre. La commissione Giustizia nel frattempo ha calendarizzato una nuova audizione per ulteriori approfondimenti sul controverso tema del reato di auto riciclaggio. L’incertezza è sovrana. Dalla copertura penale della normativa sulla voluntary disclosure sfugge ancora oggi una norma che potrebbe scardinare l’intero assetto del rientro dei capitali. Si tratta dell’art. 11 del dlgs 74/2000 che punisce la sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. Il contribuente potrebbe vedersi contestato un illecito fiscale grave che prevede la confisca immediata per equivalente.