Fisco, Montecarlo firma lunedì

In zona Cesarini arriva l’accordo con Montecarlo. Lunedì, 2 marzo, ultimo giorno utile per chiudere accordi fiscali secondo il modello Ocse, il Principato di Monaco formalizzerà il protocollo d’intesa con l’Italia sullo scambio di informazioni fiscali. La firma segue di pochi giorni quella con la Svizzera e il Liechtenstein. L’intesa sarà utile per considerare Montecarlo come white list ai fini della voluntary disclosure. Dunque, i termini per l’accertamento non subiranno il raddoppio e le sanzioni per le violazioni al monitoraggio fiscale saranno dimezzate. Non solo. Grazie all’emendamento inserito nel Milleproroghe, già convertito in legge, le sanzioni da quadro RW non saranno alleggerite solo nel ‘quanto’ ma anche nel ‘quando’. Le penalità sul monitoraggio fiscale si applicheranno infatti su 5 anni, allineandosi così all’accertamento, invece che su 10.

730 online, subito le polizze

La circolare n. 7/E/2015 dell’Agenzia delle Entrate detta i tempi sulla gestione della nuova responsabilità dei professionisti. Questi ultimi, come i Caf, abilitati al rilascio del visto di conformità, dovranno immediatamente adeguare le loro coperture assicurative anche se non ancora scadute. La copia della polizza integrata e la quietanza di pagamento vanno poi trasmesse al fisco prima di apporre i nuovi visti di conformità. Tutto ciò in aggiunta ai nuovi obblighi in materia di privacy per il 730 precompilato.

Professionista paga l’Irap solo se dà compensi lauti

Il professionista paga l’Irap solo nel caso in cui corrisponde a terzi dei compensi elevati. E’ allora che scatta l’autonoma organizzazione, presupposto dell’imposta. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 4060 del 27 febbraio 2015, ha accolto il ricorso del professionista che svolgeva, fra l’altro, l’attività di amministratore di società. Con riguardo all’impiego non occasionale di lavoro altrui i giudici hanno chiarito che è soggetto a Irap il professionista che per prestazioni afferenti l’esercizio della propria attività eroga elevati compensi a terzi, a nulla rilevando il mancato impiego da parte del contribuente di personale dipendente.

Nessun segreto per il creditore

Anagrafe tributaria, conti bancari, registro Pra, archivi Inps: tutto senza segreti per i creditori. Possono essere autorizzati a chiedere direttamente ai gestori delle banche dati le informazioni necessarie per i pignoramenti. Il diritto di consultare le banche dati pubbliche, per trovare beni o crediti pignorabili, è previsto dal dl 132/2014 che però rimanda ad un decreto attuativo per l’operatività del sistema. Ma il tribunale di Mantova dà immediata applicazione al dl 132/2014. Anche senza aspettare il decreto ministeriale, il creditore può farsi autorizzare dal presidente del tribunale a rivolgersi ai gestori delle banche dati e ottenere le informazioni utili. Si dovrà invece attendere il decreto per avere i dati attraverso gli ufficiali giudiziari.

Deduzione retroattiva per i costi black list

La mancata indicazione separata in Unico comporta l’indeducibilità dei costi black list, anche se la violazione è stata commessa prima delle modifiche in vigore dal 2007. Quindi la versione più favorevole al contribuente è retroattiva, in quanto l’omissione è comunque soggetta a sanzione amministrativa. E’ quanto emerge dalla sentenza n. 4030/2015 della Corte di cassazione, depositata ieri. Con un avviso di accertamento relativo all’anno 2003 l’Agenzia delle Entrate aveva ritenuto indeducibili per Irpef e Irap i costi sostenuti da un contribuente in operazioni con un Paese black list in quanto non indicati separatamente in dichiarazione così come prevedeva la legge all’epoca.

Dichiarazione ‘corretta’ anche in sede di impugnazione

Il contribuente che ha pagato l’imposta non dovuta può emendare la dichiarazione anche in sede di impugnazione dell’atto impositivo. Ciò per non assoggettare ad imposte non dovute i redditi conseguiti. Lo ha confermato la Corte di cassazione con la sentenza n. 4049 depositata ieri. La vicenda trae origine dall’impugnazione di una cartella di pagamento relativa all’Irap dovuta e non versata di una società in liquidazione. L’imposta era frutto di un errore commesso nella compilazione della dichiarazione presentata. Nella base imponibile era stata inclusa anche la plusvalenza derivante da una cessione di azienda.

Per i bilanci approvati dal 3 marzo nota in Xbrl

Il Ministero dello Sviluppo economico, con un avviso del direttore generale, ha confermato che i bilanci delle imprese approvati entro il 2 marzo 2015 potranno avere la nota integrativa in formato pdf, anziché Xbrl, anche se depositati in data successiva. Mentre l’obbligo di deposito al Registro delle imprese della nota integrativa secondo la nuova tassonomia Xbrl decorrerà dal 3 marzo ‘ma con riferimento ai bilanci di esercizio approvati da tale data e relativi a periodi amministrativi chiusi il 31 dicembre 2014 o successivamente.

Cinque controlli per un 730 ‘vistato’

Con la circolare n. 7/E/2015 l’Agenzia delle Entrate fornisce la mappatura degli adempimenti che gli intermediari devono realizzare per il corretto rilascio del visto di conformità sul modello 730. La prima verifica riguarda la corrispondenza dell’ammontare delle ritenute con quello delle certificazioni subite. La seconda i controlli che devono essere effettuati sugli attestati degli acconti che sono stati versati o trattenuti. Seguono le verifiche delle deduzioni dal reddito e delle detrazioni d’imposta e la corrispondenza alle risultanze della documentazione esibita. La quarta verifica prevede controlli ai crediti non eccedenti le misure previste per legge e spettanti sulla base della dichiarazione e della documentazione esibita. La quinta contempla la verifica dell’ultima dichiarazione presentata in caso di eccedenza d’imposta per la quale si è richiesto il riporto nella successiva dichiarazione dei redditi.

L’auto storica soggetta a bollo

La legge n. 190/2014 obbliga gli autoveicoli e i motoveicoli di interesse storico e collezionistico a pagare di nuovo il bollo auto. Fino a tutto il 2014 godevano dell’esenzione al compimento dei venti anni d’età. Il Ministero dell’Economia è intervenuto sul punto anche per fugare molti dubbi innescati dalle norme regionali. La tassa automobilistica è un tributo regionale derivato, dunque, il punto da cui partire non è la legge regionale, ma la legge statale. La regione non può disciplinare la materia in contrasto con la norma statale e quindi non può prevedere esenzioni, a meno che la legge statale non lo disponga. Ciò comporta che di fronte a una norma statale che elimina un’esenzione, ogni legge regionale che prevedeva tale agevolazione deve considerarsi superata.

Giudizi separati

Con la sentenza n. 2938 del 13 febbraio 2015 la Corte di cassazione ha affermato che i giudici di merito non violano il principio della libera valuazione del giudicato penale laddove ritengano che una sentenza penale non può far stato nel giudizio tributario, costituendo la decisione penale un semplice elemento di prova. Nel caso esaminato dai giudici di legittimità l’elemento di prova è stato considerato non concludente in confronto alle contrarie presunzioni, ritenute gravi, precise e concordanti. La Ctr aveva ritenuto che l’avviso era stato correttamente movitato, con accertamento analitico-induttivo, in quanto l’inesistenza delle passività era stata ricavata da fatti gravi, precisi e concordanti, consistenti nella circostanza che la ‘cartiera’ non avesse un’adeguata forza lavoro. Il contribuente pur essendo stato assolto in sede penale, non era riuscito a sovvertire l’impianto probatorio del fisco ai fini tributari.