La compensazione non decolla

Al convegno Equitalia-Cndcec-Fnc di ieri è emerso che la compensazione tra cartelle di pagamento e crediti commerciali vantati dai fornitori della Pa non decolla. Dal 2012 le imprese italiane l’hanno utilizzata solo in 900 occasioni, per un valore economico di 52,5 milioni. La media delle compensazioni si è però attestata su una soglia piuttosto elevata (58mila euro). La spiegazione potrebbe dipendere dal fatto che per procedere l’impresa creditrice deve prima ottenere la certificazione del credito tramite la piattaforma informatica del Mef. Un aggravio amministrativo che potrebbe scoraggiare i fornitori che vantano crediti modesti.

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La polizza retroattiva salva il visto ‘anticipato’

Il professionista che ha rilasciato un visto di conformità ai fini Iva o redditi (tranne per il mod. 730), nell’attesa di perfezionare con l’assicurazione l’incremento del massimale, non ha problemi purché la copertura assicurativa sia retroattiva. A rassicurare molti professionisti che, nel mese di febbraio, hanno sottoscritto visti di conformità sulle dichiarazioni annuali Iva senza aver ancora adeguato il massimale della polizza è il Codis, coordinamento degli Ordini lombardi, grazie alla collaborazione del Tavolo con la direzione regionale delle Entrate. Dunque l’integrazione successiva della polizza, con l’estensione al nuovo massimale e la previsione di una copertura retroattiva, non determina conseguenze sulla validità del visto.

Beni a valore normale se da Paesi collaborativi

Lo schema di dlgs attuativo della delega fiscale regolamenta per la prima volta il trasferimento della residenza dall’estero nel nostro paese per chi esercita attività commerciali. L’art. 12 del provvedimento dice che il valore fiscalmente riconosciuto delle attività e passività delle società che si trasferiscono in Italia è pari al valore normale delle stesse. Ciò a condizione che il trasferimento avvenga da Stati che consentono un adeguato scambio di informazioni. Se il trasferimento in Italia avviene da Paesi non collaborativi il criterio resta quello del valore normale soltanto se fissato preventivamente mediante un accordo con il fisco. In assenza di accordo il valore fiscale è pari, per le attività, al minore tra costo di acquisto, valore di bilancio e valore normale, e al maggiore tra questi per le passività. In sostanza, in mancanza di un accordo preventivo la disciplina prevede un trattamento più penalizzante.

Prezzi, interessi, perdite: il ‘ruling’ guadagna spazio

Fisco internazionale: il ruling guadagna spazio. L’art. 1 dello schema di dlgs sulla internazionalizzazione delle imprese introduce una disciplina articolata degli accordi preventivi con il fisco per chi opera con l’estero. Si va dalle regole dei transfer price, alla valorizzazione delle poste in caso di trasferimento di sede da e verso l’estero, dall’esistenza o meno di branch in Italia e alla quantificazione dei redditi tra casa madre e filiale, fino alla tassazione dei dividendi, interessi e royalties transnazionali. L’accordo si attua su istanza del contribuente ed è vincolante per l’esercizio in corso alla data in cui viene sottoscritto e per i quattro successivi. L’Agenzia delle Entrate è tenuta a trasmettere copia dell’accordo alle autorità fiscali estere interessate. Durante il periodo coperto dal ruling il fisco potrà svolgere verifiche e controlli limitatamente a questioni differenti da quelle oggetto di accordo.

I contributi colf errati

Le comunicazioni dei contributi versati per la colf trasmesse dall’Inps all’Agenzia delle Entrate per il calcolo della detrazione al contribuente, non risultano inserite correttamente nelle precompilate già scaricate dai contribuenti e dai Caf. Una nuova tegola, dunque, dopo le inesattezze e la scarsa qualità dei dati su mutui, polizze assicurative e detrazioni da lavoro dipendente. Potrebbero essere più fortunati coloro che non hanno ancora scaricato il precompilato perché l’Agenzia potrebbe rimediare rilasciando una versione più aggiornata della dichiarazione precompilata. Chi già ha provveduto, documenti alla mano, è chiamato a verificare la coerenza dei conti.

La lotta all’evasione prevale sulla privacy

La lotta all’evasione prevale sul diritto alla riservatezza. I dati fiscali, comunque raccolti, se finalizzati a contrastare l’evasione sono utilizzabili nell’ambito dell’attività di verifica e accertamento fiscale. Ad affermarlo la Corte di cassazione con due ordinanze 8605 e 8606 del 28 aprile 2015. Il riferimento ai dati contenuti nella lista Falciani è scontato. Da queste pronunce potrebbero nascere molti contenziosi visto che l’orientamento prevalente della giurisprudenza italiana è stato quello di ritenere inutilizzabile tale documentazione in quanto acquisita illegittimamente. Ad avviso dei giudici, tuttavia, nel caso della lista Falciani, il fisco italiano avrebbe ricevuto i dati ritualmente attraverso i canali di scambio informativo tra le amministrazioni e ciò escluderebbe qualsiasi lesione dei diritti del contribuente costituzionalmente garantiti.

Notifica estera, o firma o niente

Con la sentenza n. 74/03/2015 depositata lo scorso 2 marzo, la Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia ha affermato che la notifica all’estero di un avviso di accertamento è inesistente se manca la firma del destinatario sulla ricevuta. Il duplicato dell’avviso di ricevimento della raccomandata, rilasciato dall’ufficio postale, non è sufficiente per considerare valida la consegna dell’atto. La questione aveva per protagonista un contribuente reggiano, residente in Spagna e regolarmente iscritto all’Aire. Nel 2013 le Entrate ipotizzavano una presunta plusvalenza realizzata sulla cessione di un terreno fabbricabile a una società di costruzione per l’anno 2007. Accertando un maggior reddito l’ufficio del fisco richiedeva il pagamento di maggiore Irpef.