Fatture, la genericità costa caro

Autore:Andrea Bongi
Fonte:Italia Oggi pag: 14

La detrazione è a rischio per le fatture con descrizione generica. E’ questo l’orientamento dominanze della più recente giurisprudenza tributaria di merito e di legittimità. Se a una descrizione troppo generica della prestazione effettuata in fattura il contribuente non riesce a provare, documenti alla mano, il contenuto dell’operazione sottostante, il rischio di una rettifica dell’ufficio è tutt’altro che remoto. Rettifica che potrebbe prendere di mira l’inerenza e la congruità del costo sostenuto, ma anche il diritto alla detrazione dell’Iva esposta nella fattura stessa fino ad arrivare, nei casi più gravi, alla contestazione perfino dell’esistenza e realtà della prestazione stessa. Anche la Corte di giustizia Ue dovrà esprimersi a riguardo.

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Esenzione Ici libera dal catasto

Autore:Sergio Trovato
Fonte:Italia Oggi pag: 13

Con la sentenza n. 29 del 1°febbraio 2016 la Commissione tributaria regionale di Cagliari ha stabilito che per il riconoscimento dell’esenzione Ici per i fabbricati rurali strumentali non conta la categoria catastale. L’immobile va considerato rurale se utilizzato per la manipolazione, trasformazione, conservazione, valorizzazione o commercializzazione dei prodotti agricoli dei soci. Questa regola vale non solo per l’Ici ma anche per l’Imu. Contrariamente a quanto affermato dalla Ctr di Cagliari, la Cassazione ha sempre legato l’esenzione Ici alla categoria catastale. Anche l’ordinanza 22195/2015 ha riconosciuto l’esenzione Ici solo per i fabbricati inquadrati catastalmente nelle categorie A/6, se ad uso abitativo, o D/10, se utilizzati per l’esercizio dell’attività agricola. Tutto questo anche se sono intervenute modifiche normative sulla disciplina dei fabbricati rurali. Restano divergenze tra giudici di legittimità e di merito.

Voluntary disclosure interna, effetto boomerang sui sindaci

Autore:Stefano Loconte e Carlo De Matteis
Fonte:Italia Oggi pag: 11

Grane in vista per le società di capitali che hanno aderito alla voluntary disclosure. Il collegio sindacale può essere ritenuto responsabile se ricorrono le condizioni della c.d. ‘culpa in vigilando’ o se hanno violato l’obbligo di verità delle proprie attestazioni nell’ambito della relazione di revisione ex Dlgs 39/2010. La scelta del legislatore di non ricomprendere tra gli illeciti per cui opera la clausola di non punibilità le false comunicazioni sociali pone il rischio che la collaborazione volontaria si risolva in un’autodenuncia da parte dell’organo amministrativo che investa, di riflesso, anche il collegio sindacale. La Cassazione, con la sentenza n. 36595/2009, ha affermato che ai fini dell’attribuzione della responsabilità penale in capo ai sindaci è necessaria la prova della conoscenza del fatto illecito o della concreta conoscibilità dello stesso. Ai sindaci non resta che provare la propria estraneità agli eventi delittuosi.

Forfettari al test dei dichiarativi

Autore:Bruno Pagamici
Fonte:Italia Oggi pag: 10

I contribuenti che hanno aderito al regime forfetario sono chiamati all’appuntamento con Unico. Ad essere interessati sono coloro che nel 2015 hanno aderito al regime agevolato per gli esercenti attività d’impresa, arti e professioni. Il modello Unico PF 2016 richiede, infatti, a tali soggetti di compilare una serie di quadri dedicati alla determinazione del reddito, nonché specifici obblighi informativi relativamente all’attività svolta. A chi opera in forma di impresa è richiesta, inoltre, l’indicazione delle giornate retribuite relativamente al personale dipendente e dei costi di gestione. Gli obblighi dichiarativi riguardano la compilazione del quadro LM, dedicato alla determinazione del reddito sia per i soggetti che si avvalgono del regime di vantaggio sia per quelli che si avvalgono del regime forfetario, e la nuova sezione del quadro RS, introdotta al fine di fornire gli elementi informativi obbligatori richiesti dalla legge 190/2014.

Saldo Iva, ma non per tutti Termini più ampi per Unico

Autore:Franco Ricca
Fonte:Italia Oggi pag: 8

Il 16 marzo scade il termine per il pagamento del saldo Iva. Ma i contribuenti che si avvarranno della possibilità di presentare (per l’ultima volta, salvo sorprese) la dichiarazione annuale Iva all’interno del modello Unico, potranno usufruire di termini più ampi. Omissioni e ritardi sono sanzionabili secondo le disposizioni dell’art. 13 del dlgs 471/1997, recentemente riviste in senso favorevole ai contribuenti, e regolarizzabili in base alle disposizioni sul ravvedimento operoso. La chiusura dei conti del periodo d’imposta può evidenziare un saldo a debito (o a credito) non soltanto per i contribuenti trimestrali per opzione ma anche per quelli mensili che di regola hanno già liquidato e versato il tributo per ciascuno dei dodici mesi.

Crediti inesistenti, sanzioni light

Autore:Luigi Lovecchio
Fonte:Il Sole 24 Ore – Norme e Trib. pag: 25

Compensazione di crediti inesistenti. La sanzione massima, dal 100 al 200%, è applicabile solo in via residuale, qualora la violazione non sia riscontrabile con le procedure di controllo della dichiarazione. La multa si ferma al 30%, invece, se l’indebita compensazione è rilevabile con il controllo di Unico. La riforma delle sanzioni amministrative (dlgs 158/2015) ha introdotto un comma interamente dedicato alle sanzioni per l’utilizzo dei crediti inesistenti. Dopo aver chiarito che è inesistente il credito ‘in relazione al quale manca in tutto o in parte il presupposto costitutivo’, la riforma precisa che deve trattarsi di inesistenza ‘non riscontrabile’ mediante controlli formali o la liquidazione delle dichiarazioni. Dunque, per individuare il corretto trattamento sanzionatorio non conta la procedura in concreto adottata dal fisco, ma la tipologia di violazione.

L’atto impugnato va citato nel ricorso sul silenzio-rifiuto

Autore:Ferruccio Bogetti e Gianni Rota
Fonte:Il Sole 24 Ore – Norme e Trib. pag: 21

Massima attenzione al ricorso introduttivo proposto per il rimborso delle imposte. Il contribuente deve sempre precisare l’atto opposto anche se questo non è immediato come nel caso del silenzio-rifiuto. Deve poi precisare la domanda rivolta al giudice e supportarla allegando la relativa documentazione. Infine, l’amministrazione non è tenuta in sede processuale a integrare la documentazione carente del contribuente, anche se il silenzio-rifiuto si è formato per sua inerzia. Così si è espressa la Ctr Liguria nella sentenza 6/7/2016. Un contribuente aveva chiesto a rimborso le maggiori imposte pagate sulla pensione integrativa tassata dall’ente previdenziale al 100% anziché nella misura inferiore prevista per i trattamenti pensionistici complementari (87,5%).