Iva, il ravvedimento passa dal modello

Autore: Matteo Balzanelli e Massimo SirriFonte: Il Sole 24 Ore – Norme e Trib. pag: 18

Quest’anno il modello Iva va presentato tassativamente entro il 28 febbraio. Il credito che risulta dalla dichiarazione può essere usato anche per ravvedere eventuali debiti d’imposta periodici non onorati alle scadenze ordinarie. E questo anche nel caso di invio ritardato del modello, entro il 29 maggio. In caso di mancato invio si applica la sanzione fissa di 250 euro e, per omesso versamento, la sanzione del 30% se la tardività è accompagnata da un carente o tardivo versamento. La sanzione fissa può essere ridotta con ravvedimento operoso a 25 euro, mentre la misura della riduzione sul mancato versamento dipende dal momento della regolarizzazione.

Il rimborso fa spazio all’integrativa

Autore: Dario Deotto

Fonte: Il Sole 24 Ore – Norme e Trib. pag: 17

La dichiarazione integrativa a favore o a sfavore del contribuente non va confusa con l’istanza di rimborso. La prima va presentata quando occorre comunicare al fisco nuovi fatti o si qualificano diversamente quelli già presentati, l’istanza di rimborso, invece, è un atto di volontà diretto al riequilibrio della sfera patrimoniale del contribuente. L’istanza di rimborso opera esclusivamente sul piano della riscossione di quanto dichiarato dal contribuente. Con questa non avviene la rimozione dei fatti già comunicati con la dichiarazione originaria, ma vi è soltanto la rimozione degli ‘effetti’ causati. Tramite l’istanza di rimborso non viene fornita, in sostanza, una nuova versione del presupposto impositivo, ma viene semplicemente richiesto il rimborso di quanto versato in eccesso. L’istanza di rimborso risulta quindi assolutamente ininfluente ai fini dell’attività di accertamento. Si capisce, pertanto, che i due istituti non sono minimamente accostabili.

Affitti transitori con la cedolare al 10%

Autore: Cristiano Dell’Oste e Valeria Uva

Fonte: II Sole 24 Ore pag: 5

In occasione di Telefisco 2017 è arrivata la conferma che i contratti d’affitto transitori, circa 120mila, possono applicare la cedolare secca al 10%. Interessate le locazioni da uno a 18 mesi stipulate nei capoluoghi di provincia e nelle aree metropolitane. L’ultimo Rapporto dell’Osservatorio del mercato immobiliare delle Entrate dice che il canone medio per i contratti brevi nei Comuni ad alta tensione abitativa è di 507 euro al mese. Ad esempio, su una locazione transitoria di nove mesi, la possibilità di applicare l’aliquota del 10%, anziché quella ordinaria, riduce il carico fiscale sull’affitto da 958 a 456 euro, con un risparmio di 502 euro. Siccome il chiarimento delle Entrate ha natura interpretativa, si applica anche per il passato. Perciò chi ha pagato con il 21%, potrà presentare una dichiarazione integrativa a favore per recuperare la differenza.

Spesometro, invii semestrali

Fonte: II Sole 24 Ore pag: 31

Autore: Valerio Stroppa
Due emendamenti al decreto ‘Milleproroghe’, approvati ieri dalla commissione Affari costituzionali del Senato, prevedono più tempo per i concorsi per dirigenti all’Agenzia delle Entrate. A disposizione c’è un anno in più. I concorsi devono infatti concludersi entro il 31 dicembre 2017. Per quanto concerne lo spesometro, il nuovo calendario dell’obbligo di trasmissione telematica delle fatture attive e passive registrate dagli operatori prevede una cadenza semestrale, ma solo per l’anno in corso. I dati del primo semestre dovranno essere inviati entro il 18 settembre. Le informazioni sul secondo semestre andranno invece spedite entro il 28 febbraio. Il restyling del calendario non interessa, invece, la trasmissione delle liquidazioni periodiche Iva che resta trimestrale anche nel 2017. 

Cessione intraUe esenti Iva anche senza iscrizione Vies

Autore:Anna Abagnale e Benedetto Santacroce

Fonte: II Sole 24 Ore pag: 31

Non viene meno la non imponibilità ai fini Iva della cessione intracomunitaria laddove l’acquirente, pur essendo titolare di un numero di identificazione nazionale non sia iscritto al Vies e quindi non abilitato a realizzare operazioni transfrontaliere. Tale assunto vale a patto che siano soddisfatte le condizioni sostanziali della specifica operazione e che non sussista alcun indizio serio che lasci supporre l’esistenza di una frode. Inoltre, a nulla rileva il fatto che il fornitore sia a conoscenza delle circostanze che caratterizzano la situazione dell’acquirente, essendo persuaso che quest’ultimo successivamente sarebbe stato registrato come operatore intracomunitario con effetto retroattivo. Sono le conclusioni a cui è giunta ieri la Corte di giustizia europea in relazione alla causa C-21/16. 

Morosi, così la comunicazione

Autore: Saverio Fossati
Fonte: II Sole 24 Ore pag: 31

Condominio. La comunicazione online all’Agenzia delle entrate sulle detrazioni fiscali per le spese di recupero edilizio e risparmio energetico in merito ad interventi sulle parti comuni dell’edificio deve essere fatta tenendo conto dei pagamenti attribuiti ai condòmini. I dubbi degli amministratori nascono dalla questione dei morosi, cioè dal mancato pagamento di una parte del denaro destinato a pagare chi ha effettuato i lavori. A questo punto si possono delineare due scenari. Partiamo dall’esempio di un condominio con 5 condòmini, ciascuno con 200 millesimi, e una spesa preventivata di 100mila euro (20mila a testa), di cui, però, nel 2016, solo 90mila sono state versate sul conto condominiale perché uno dei condòmini ha pagato metà quota, cioè 10mila anziché 20mila. L’articolo prosegue illustrando il modo in cui inserire correttamente i dati nella comunicazione online.

Il criteri ibrido ‘salva’ le perdite su crediti

Autore: Giorgio Gavelli e Silvia Mezzetti

Fonte: II Sole 24 Ore pag: 30

Il criteri ‘ibrido’ tra cassa e competenza su cui è impostato il nuovo articolo 66 Tuir con riferimento alle imprese in contabilità semplificata sta facendo sorgere numerose questioni applicative. Un esempio è costituito dal riferimento esplicito alle ‘perdite su crediti’. Come è possibile che un ‘regime per cassa’ sia compatibile con le perdite su crediti? In effetti, un regime di cassa ‘puro’, come quello degli esercenti arti e professioni non ‘conosce’ le perdite su crediti, perché, in linea di principio, non ce n’è alcun bisogno: in attesa dell’incasso, l’importo (anche se fatturato) non costituisce compenso imponibile ai fini Irpef. Il problema è quindi il seguente: il legislatore nel riformulare l’art. 66 si è sbagliato o c’è ancora spazio, nel nuovo regime semplificato, per le perdite su crediti? Esaminando le nuove disposizioni lo spazio per questo riferimento è assai limitato, se non addirittura contraddittorio.