Il Tfr ‘italiano’ fa credito d’imposta

Con la risoluzione n. 61/E/2013 l’Agenzia delle Entrate interviene sul trattamento fiscale da riservare al Tfr ed indennità sostitutiva di preavviso corrisposta da un sostituto d’imposta italiano agli eredi non residenti in Italia. La novità era rappresentata dal fatto che le somme erano maturate a seguito di un’attività svolta in Italia ma, per effetto dell’intervenuto decesso, corrisposte a soggetti esteri (nel caso a residenti nel Regno Unito). Le Entrate confermano che la modalità di acquisto iure proprio del diritto al Tfr e all’indennità sostitutiva di preavviso, da parte dei familiari del lavoratore dipendente deceduto, non comporta mutamento di natura di tali emolumenti e, di conseguenza, non cambiano le modalità di tassazione degli stessi. Il sostituto d’imposta è pertanto tenuto ad applicare la ritenuta anche sulle indennità corrisposte agli eredi ‘esteri’.

Deduzioni, recupero sprint

La circolare n. 31/E/2013 dell’Agenzia delle Entrate sulla dichiarazione integrativa incide anche su Unico 2012. E’ possibile, infatti, utilizzare questa dichiarazione per evidenziare eventuali crediti emergenti in periodo d’imposta precedenti e derivanti da errori contabili sul principio di competenza. Entro il 30 settembre i contribuenti possono utilizzare l’integrativa a favore per rendere immediatamente usufruibile il credito emergente dalla mancata deduzione di un costo nel periodo in cui lo stesso doveva essere imputato a bilancio e riconosciuto fiscalmente. E’ questa la prima importante conclusione che si ricava dall’analisi della circolare espressa. Nel caso di errori contabili che hanno comportato la mancata imputazione di un componente di reddito positivo o negativo nell’esercizio di competenza, gli stessi vanno iscritti nel conto economico tra le poste straordinarie. Se nel bilancio 2012 sono state rilevate sopravvenienze collegate a errori di competenza la società ha la chance di ridurre o azzerare l’impatto fiscale provocato da tali errori entro il 30 settembre.

Termini più lunghi per l’accertamento

Nella circolare 31/E di ieri l’agenzia delle Entrate fornisce un ulteriore contributo nella direzione della risoluzione delle problematiche connesse alla correzione di errori commessi nell’imputazione di un componente positivo o
negativo di reddito in applicazione del principio di competenza.
A questo riguardo l’Agenzia chiarisce che, nel caso di errore commesso in un periodo di imposta non più emendabile ai sensi dell’articolo 2, comma 8-bis del Dpr 322/98, mediante la presentazione di una dichiarazione integrativa a favore (per
esempio, il periodo di imposta 2009), il contribuente deve ricostruire tutte le annualità interessate dal difetto di competenza fino ad arrivare all’ultima dichiarazione presentata (Unico 2012 per 2011). Solo per quest’ultima è
possibile presentare una dichiarazione integrativa a favore (dichiarazione integrativa “di sintesi”), nella quale far confluire le risultanze delle riliquidazioni delle precedenti dichiarazioni (dal 2009 al 2011). Sul punto, l’ufficio illustra anche le procedure che saranno dallo stesso attivate in questa fattispecie. In considerazione dell’evidente incoerenza tra il contenuto della dichiarazione integrativa “di sintesi” e quella del periodo di imposta alla stessa precedente, sarà inviata una comunicazione di irregolarità al contribuente, il quale avrà così l’occasione di illustrare le rideterminazioni
degli imponibili operate.
Sempre in relazione all’attività di controllo connessa alla ripresentazione di una dichiarazione, l’Agenzia ritiene che la
presentazione di una dichiarazione integrativa a favore è idonea a “rigenerare” i termini per l’accertamento: a partire dall’anno di presentazione della dichiarazione integrativa a favore “di sintesi” ripartono i termini di decadenza
per l’attività accertativa non solo degli elementi esposti nell’integrativa, ma anche dei componenti di redditi «rigenerati in tale dichiarazione». Cosicché se si intendono far valere maggiori costi non dedotti nel 2009 ripresentando entro
il prossimo 30 settembre l’Unico 2012 per i redditi 2011, l’ufficio ritiene di poter esercitare i propri poteri di controllo entro il 31 dicembre 2017, verificando anche i costi riferibili al periodo di imposta 2009 che in tale dichiarazione sono stati “rigenerati”.

Bonus ai mobili pagati con il bancomat

Speciale casa. Con la circolare n. 29/E di ieri l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sul bonus mobili. L’agevolazione, legata a lavori di recupero edilizio, prevede ugualmente un bonus del 50% seppur con un tetto massimo di 10mila euro. La legge parla di mobili e grandi elettrodomestici di classe energetica non inferiore alla A+ ( A per i forni). Sono esclusi i beni usati come anche gli acquisti di porte, pavimenti, tende e tendaggi. La detrazione sull’acquisto di arredi va recuperata in dieci rate annuali (il massimo importo annuale è dunque di 500 euro). La precedente edizione del 2009 prevedeva, invece, un recupero in cinque anni. La circolare ricorda inoltre che il bonus mobili interessa le ‘spese documentate’ sostenute tra il 6 giugno e il 31 dicembre 2013. La data di inizio lavori deve precedere quella in cui sono sostenute le spese per l’acquisto della mobilia. Non è necessario, però, che le spese edilizie siano sostenute prima di quelle per l’arredo. Si può pagare con bonifico, bancario o postale, o con carta di credito.

Evasione, meno controlli ma più mirati

Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, intervenendo alla Summer School della fondazione Magna Carta, ha reso noto che nel 2013 i risultati della lotta all’evasione saranno in linea con quelli conseguiti nel 2012, attestati a 12,5 miliardi. Vincente la strategia di diminuire il numero dei controlli e di procedere con maggior oculatezza. ‘Facciamo anche l’analisi del rischio che ci consente di essere più precisi e arrivare sui soggetti da controllare. Non andiamo a naso’ ha detto Befera. ‘Gli evasori – ha aggiunto – non sono il vero nemico perché danno senso al nostro lavoro. Gli avversari sono quelli che sprecano denaro pubblico’. Non pagare le tasse ‘limita l’equità del sistema’ per questo la cultura della furbizia va combattuta.

Beni strumentali, Irap mai automatica

Se i beni strumentali utilizzati nell’esercizio dell’attività hanno un valore complessivo superiore a 15mila euro ciò non costituisce indizio di un’attività organizzata in forma tale da determinare l’automatico assoggettamento a Irap del contribuente. Con questa affermazione, contenuta nell’ordinanza del 25 luglio, la Corte di cassazione ha risposto alla Ctr Lazio ribaltando la tesi dell’Agenzia delle Entrate che aveva fissato il limite sulla base delle previsioni relative ai minimi. Con la sentenza n. 18108/2013 i giudici del Palazzaccio hanno affermato che l’assoggettamento a Irap richiede uno specifico esame delle spese affrontate dal contribuente. La dotazione strumentale minima non va valutata solo sotto l’aspetto quantitativo, ma anche e soprattutto qualitativo delle attività esercitate, sia essa una libera professione o un’impresa.

San Marino, più tempo

Hanno effetto a partire dal prossimo 1°ottobre le novità contenute nel provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 2 agosto 2013 concernente il nuovo spesometro. I contribuenti hanno più tempo per comunicare al fisco gli acquisti di beni effettuati presso i fornitori sanmarinesi. Infatti, mentre prima si avevano 5 giorni a disposizione, ora le imprese nazionali dovranno trasmettere telematicamente la comunicazione alle Entrate entro il mese successivo a quello di registrazione della fattura del fornitore. L’adempimento non va effettuato soltanto nei casi di acquisti per i quali l’Iva deve essere assolta dall’acquirente italiano con il meccanismo del reverse charge. L’obbligo di comunicazione riguarda solo gli acquisti di beni oggetto della disciplina speciale recata dal dm 24 dicembre 1993. Sono esclusi gli acquisti di servizi. L’operatore italiano che acquista beni a San Marino deve corrispondere l’Iva dovuta, indicandone l’ammontare sulla fattura ricevuta e annotare la fattura con le modalità e nei termini stabiliti.