Agevolazioni prima casa anche per l’ampliamento

Con la sentenza 89/02/2013 la Commissione tributaria provinciale di Bolzano ha affermato che le agevolazioni prima casa spettano anche per l’acquisto dell’immobile rivolto all’ampliamento dell’abitazione comprata anni prima con i medesimi benefici. Questo, anche se al momento del rogito non si è potuto dichiarare di possedere i requisiti prescritti dalla legge per la cui sussistenza non è inoltre necessario integrare l’originario atto di compravendita. Un contribuente aveva fatto ricorso contro il silenzio-rifiuto del fisco alla richiesta di rimborso di parte dell’imposta di registro versata a seguito dell’acquisto di un immobile. L’interessato, che dopo molti anni dall’acquisto di un’abitazione con le agevolazioni prima casa ne aveva acquistato un’altra destinata all’ampliamento della prima, chiedeva il parziale rimborso delle imposte versate in misura piena. I giudici di appello gli hanno dato ragione.

L’IVA nei lavori in edilizia

Connessa alle detrazioni per la ristrutturazione edilizia e per il risparmio energetico c’è la questione dell’IVA applicata negli interventi edili. Anche in edilizia l’aliquota ordinaria dell’IVA è del 21 per cento, ma ci sono due aliquote agevolate al 4 e al 10 per cento. Le aliquote agevolate sono applicate dal fornitore sulla base di una apposita dichiarazione (autocertificazione) del proprietario dell’immobile o comunque del soggetto che ha richiesto la prestazione.
L’aliquota del 4 per cento non è mai applicata per gli interventi che usufruiscono della detrazione del 65 per cento, ma è applicata in caso di detrazione del 50 per cento per interventi finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche e precisamente per prestazione di servizi dipendenti da contratti di appalto stipulati a tale scopo.
Gli altri casi di applicazione dell’aliquota del 4 per cento riguardano l’acquisto o la costruzione della prima casa. In particolare, l’aliquota del 4 per cento è applicata in caso di:

– cessione, da parte di impresa costruttrice e non, di casa di abitazione, non di lusso, destinata ad essere prima casa per l’acquirente;

– assegnazione in proprietà o in godimento di prime case ai soci di cooperative edilizie e loro consorzi;

– prestazione di servizi dipendenti da contratti di appalto per la costruzione della prima casa;

– prestazione di servizi dipendenti da contratti di appalto relativi alla costruzione di fabbricati rurali ad uso abitativo.

L’aliquota del 10 per cento, invece, oltre al caso di acquisto o costruzione di case di abitazione diverse dalla prima casa, è applicata per gli interventi finalizzati al risparmio energetico (detrazione del 65 per cento) o alla ristrutturazione edilizia (detrazione del 50 per cento).
Sul manuale dell’Agenzia delle Entrate “Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali; aggiornamento 6 giugno 2013” il capitolo 2 è riservato all’IVA sulle ristrutturazioni edilizie. La legge finanziaria 2010 ha disposto l’applicazione, a regime, dell’aliquota IVA del 10 per cento alle prestazioni relative alla realizzazione, su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata, degli interventi di recupero di cui all’art. 3, lettere a), b), c) e d) del Decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e cioè rispettivamente di interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia.
Per “fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata” si intendono:

– singole unità immobiliari a destinazione abitativa ( categorie catastali da A1 ad A11, escluso A10), a prescindere dall’effettivo utilizzo, e relative pertinenze;

– interi fabbricati con più del 50 per cento della superficie dei piani sopra terra destinati ad abitazione privata. L’agevolazione riguarda la prestazione di servizi, comprese 񗹤le materie prime, i semilavorati.

Il criterio discriminate per l’applicabilità di aliquote agevolate nel caso di materie prime o semilavorate è nel tipo di contratto che intercorre tra le parti ovvero se si tratta di prestazione di servizi dipendente da contratto di appalto oppure cessione di beni con o senza prestazione accessoria della posa in opera.
L’applicazione dell’aliquota ridotta è condizionata dall’eventuale impiego dei “beni significativi” individuati dal Dm 29/12/1999 (ascensori e montacarichi, infissi esterni e interni, caldaie, videocitofoni, apparecchiature di condizionamento e riciclo dell’aria, sanitari e rubinetteria da bagno, impianti di sicurezza). In pratica, occorre considerare il valore complessivo della prestazione, individuare il valore del bene significativo e sottrarlo dal corrispettivo.
La differenza costituisce il limite di valore entro cui anche alla fornitura del bene significativo è applicabile l’aliquota ridotta. Il valore residuo del bene, invece, va assoggettato all’aliquota ordinaria del 21 per cento. Il limite di applicabilità della riduzione dell’IVA al 10 per cento (sino a concorrenza del valore della manodopera e degli altri materiali non significativi) non si riferisce anche alle singole parti o pezzi staccati che li compongono,sempreché tali componenti vengano forniti nell’ambito di una prestazione di servizi avente ad oggetto un intervento di recupero agevolato.
Riguardo alle modalità di fatturazione degli interventi agevolati, il prestatore che realizza l’intervento di recupero agevolato deve indicare in fattura oltre al servizio oggetto della prestazione anche il valore dei beni significativi.
Questi dati devono essere evidenziati in fattura anche nel caso in cui dal calcolo risulti che l’intero valore del bene significativo deve essere assoggettato all’aliquota ridotta. In caso di pagamento di acconti, se la realizzazione dell’intervento di recupero comporta anche la fornitura di beni significativi, l’importo di tali beni dovrà essere indicato in ciascuna fattura di acconto nella quota percentuale corrispondente alla parte di corrispettivo pagata.

Manovra, venerdì il decreto: verso stop Imu anche ai capannoni industriali. Sulla Cig c’è il nodo delle coperture

Il cantiere manovra è a pieno ritmo. La ruspa che deve abbattere il muro dell’acconto di giugno potrebbe non fermarsi alla prima casa. L’intervento “potrebbe andare oltre”, dice il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. Certo i tecnici stanno ancora valutando l’impatto. Ma la sospensione potrebbe estendersi anche ai capannoni industriali e agli immobili agricoli. Forse anche ai terreni utilizzati per l’agricoltura. Sul fronte della Cig, invece, la ricerca di “coperture” prosegue incessante. Le risorse non sono molte e così – lo dice chiaramente il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini – si va verso un intervento “tampone”. Lo stanziamento iniziale – molto probabilmente un miliardo – sarà solo una prima tranche che potrebbe essere rimpinguata se la crisi richiedesse ulteriori interventi.Decreto venerdì – Il primo decreto, per la sospensione dell’Imu e il rifinanziamento della Cassa integrazione, è atteso per venerdì. Il pressing del mondo imprenditoriale e di quello agricolo – che avevano trovato sponda nei ministri dello Sviluppo, Flavio Zanonato, e dell’agricoltura, Nunzia Di Girolamo – registra ora l’apertura del ministro dell’Economia, che tiene i cordoni della cassa. Per ora, ovviamente, sull’Imu si parla solo del rinvio. Ma certo, oltre alle famiglie alle prese con la crisi, anche solo uno slittamento dell’imposta sui capannoni e sugli immobili (e forse terreni) agricoli darebbe da subito una boccata d’ossigeno all’economia. Per lo Stato non avrebbe costi, anche se richiederà un anticipo di cassa in favore dei comuni. La cancellazione dell’imposta, invece, ha un costo.Come trovare le coperture – Il vice ministro all’Economia, Luigi Casero parla espressamente della necessità di trovare coperture, attraverso tagli di spesa, affinché “si possa eliminare l’Imu sulla prima casa”. Ma, se dopo una sospensione ‘allargata’ dell’Imu non dovesse arrivare un alleggerimento per capannoni e agricoltura, l’effetto sull’economia potrebbe essere boomerang. Il vero nodo sono le risorse. E questo vale anche per la Cig. Si cercano – dice il ministro Giovannini – “soluzioni esaustive per l’anno” ma intanto ci si limiterà ad “un intervento tampone”. La difficoltà a trovare fondi, del resto, appare evidente vedendo il ‘balletto’ di coperture che ha riguardato il decreto sui debiti Pa, con la tassa sulle sigarette elettroniche poi sostituite con misure “volanti”. Ma il decreto di venerdì sarà solo il primo passo.Rimangono sul tappeto da risolvere altri nodi – Il blocco dell’Iva al 22% che scatterà a luglio e che Confesercenti ritiene che bloccherà talmente l’economia che si tradurrà in una perdita di gettito di 300 milioni. C’é poi il rifinanziamento dei bonus per le ristrutturazioni e per gli interventi energetici. Scadono a giugno ma sono importanti: da sempre l’edilizia è un decisivo volano per il rilancio dell’economia. Sospenderli bloccherebbe il settore.Di grande importanza è poi il capitolo lavoro – Gli interventi sulla riforma che – secondo Giovannini – inizia a dare i primi effetti, visti i dati che vede trasformare i collaboratori in contratti a tempo. Saranno modifiche “limitate e puntuali”. Ma questo richiede tempo. La “staffetta” generazionale tra anziani in uscita e giovani in entrata ha molti vantaggi ma – spiega il ministro del Lavoro – “é costosa”. Sul capitolo pensioni, invece, la revisione potrebbe introdurre maggiore flessibilità “in cambio di penalizzazioni”.